In Italia la campagna elettorale è già iniziata, soprattutto a destra. Il fenomeno Vannacci vi gioca un ruolo decisivo. Il generale, come si dice, vola nei sondaggi, attestandosi all’otto per cento dell’elettorato, cioè con una percentuale superiore a Forza Italia e Lega.
Il volo di questo singolare personaggio, un ex militare di carriera, che ha scoperto la vocazione alla politica dopo il grande successo editoriale del suo pamphlet Il mondo al contrario, sta letteralmente seminando il panico nel centro-destra, soprattutto in quel raggruppamento politico che lo ha tenuto a battesimo introducendolo nel mondo della politica che conta: la Lega.
Il timor panico generato dal successo dall’ex comandante del Col Moschin sta spingendo Lega e Fratelli d’Italia a dare, si fa per dire, il meglio di sé in termini di sciovinismo, di facile demagogia forcaiola, e soprattutto di islamofobia.
Il presidente del consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, parlando ai giovani del suo partito, con grande impeto, e con toni molto accesi, peraltro per lei abituali, annuncia che chiederà un tetto agli studenti stranieri nelle classi scolastiche e il divieto del burqa o del niqab a scuola.
Invocare un limite agli studenti stranieri nelle classi scolastiche è pura demagogia. Su trecentomila classi pare che solo mille abbiano la maggioranza di alunni non italiani, e sulla non-italianità di buona parte di questi “foreign students” ci sarebbe molto da ridire.
Moltissimi studenti infatti sono fanciulli e adolescenti nati e cresciuti in Italia, ma che per colpa di una legge sul diritto ad acquisire la nazionalità tra le più restrittive al mondo sono considerati stranieri in patria.
Vero è che in queste ore si sta facendo una parziale marcia indietro parlando di studenti che non parlano l’italiano, ma comunque l’effetto annuncio c’è stato, e difficilmente l’elettore medio di centro-destra, il telespettatore affezionato di Rete4, saprà o vorrà cogliere le sfumature, e in cuor suo approverà con entusiasmo le parole della premier. Obbiettivo raggiunto.
Sul burqa e sul niqab il veleno della sparata demagogica è superiore a quanto detto per la presenza di stranieri a scuola. Con tutta probabilità in tutte le scuole della Repubblica non esiste neppure una studentessa di scuola media o di media superiore, meno che mai una scolara delle elementari, che si presenti alle lezioni coperta dal burqa, abito tradizionale afgano, e neppure col volto celato dal niqab.
Col capo coperto dall’hijab ce ne sono sicuramente tantissime, ma nei nostri plessi scolastici vedere studentesse abbigliate col volto totalmente coperto, se non impossibile, è sicuramente estremamente improbabile. Insomma, semplicemente un non-problema.
Ma non importa, anche in questo caso la sparata demagogica anti-Islam funziona bene e non tutti sapranno rendersi conto del grado di sottile perfidia utilizzato dalla premier per confondere le menti e soprattutto per indirizzarle.
A Pontida invece durante la kermesse della Lega il livello di islamofobia raggiunto è stato inquietante e sconcertante. Si comincia con il palco che inalbera la scritta “Non passa lo straniero”, e lo straniero ovviamente sarebbe l’immigrato musulmano.
Poi, la grottesca performance di un improbabile collettivo femminista francese salito sul palco della manifestazione, accompagnato dalle grida entusiastiche di una campionessa dell’odio all’islam in Italia, Maria Cisint, è roba da gelare il sangue.
Una religione ultra-millenaria, che conta nel mondo circa due miliardi di fedeli e che in Italia ne conta quasi tre milioni, l’Islam, è stata oggetto di pubblico scherno e letteralmente messa alla berlina da quattro invasate coperte integralmente da drappi neri da cui saltellando si sono liberate fra scroscianti applausi e urla di giubilo.
Uno spettacolo assai brutto e deprimente, ed un messaggio che vagamente, ma in modo sinistro, ha ricordato gli anni bui della Germania degli anni trenta del secolo scorso, quando l’onda nera montante del nazismo allestiva spettacoli in cui donne ebree venivano rappresentate con sembianze scimmiesche, come narrato dal film Cabaret, diretto da Bob Fosse e magistralmente interpretato da Liza Minelli. Sappiamo come andò a finire.
Perché, si badi bene, l’obbiettivo è lo stesso all’epoca perseguito dai nazisti: additare un’intera comunità come aliena, come estranea e appartenente ad un mondo incompatibile “con i nostri valori”, di modo che ai suoi membri venga negata quella qualità fondamentale che è l’appartenenza alla specie umana; qualità che rende degni di empatia, accoglienza, e rispetto.
L’islam è la religione, il modo di vivere, l’identità profonda di persone, gli immigrati musulmani, che agli occhi dei leghisti e consimili, rappresentano oggi il nemico da additare, da sconfiggere, da umiliare, umiliandone soprattutto le donne, rappresentandole solo e sempre come poveracce sottomesse e costrette a coprirsi volto e capo, sempre e solo per volontà dei maschi; che loro possano portare l’hijab e, perché no, il niqab, per libera e consapevole scelta non è dato, non è ammesso. Tutte schiave, tutte sottomesse. Povere bambole in attesa di essere liberate dalla Sardone e dalle altre sue sorelle di fede leghista.
I musulmani e le loro donne sono la comunità aliena che ai loro occhi può unire in una nuova crociata gli italiani, gli europei, gli occidentali; crociata per ora non cruenta, ma i presupposti perché la situazione precipiti ci sono già tutti.
Ai musulmani, che pure rappresentano una parte non piccola di quei lavoratori di cui il nostro paese per andare avanti ha maledettamente bisogno, si deve negare ogni diritto al culto; il diritto alla preghiera- “preghiera abusiva” ha sentenziato qualche sera fa il famigerato TG4- che sia esso esercitato in locali di fortuna, in moschee regolari di cui si nega la costruzione, o perfino nei parchi pubblici, dove un Carabella qualsiasi può prendersi il lusso di bullizzarli impunito.
Come si può leggere milioni di volte nei commenti e post che pullulano in social come Facebook, X o Instagram, insieme a tutto l’armamentario delle banalità e luoghi comuni di cui queste persone si nutrono: che preghino a casa loro i musulmani, e se non va bene, che tornino da dove sono venuti. E i social sono oggi una spia molto fedele di questo nostro tempo, direbbero i filosofi, di questo Zeitgeist, dove ragione e reciproco rispetto sembrano sempre più disfarsi come Soffioni al vento primaverile.

