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Home Islam

Un’alleanza alle urne: musulmani e sinistra a confronto

by Hamza Roberto Piccardo
Ottobre 19, 2026
in Islam, Italia, Politica, Voci
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Un’alleanza alle urne: musulmani e sinistra a confronto
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C’è un dato che dovrebbe far riflettere ogni musulmano europeo più di molti sermoni. Il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che prende di mira i musulmani politicamente organizzati: 381 voti a favore, 167 contrari, 15 astenuti. Il risultato pesa, ma pesa di più vedere chi ha votato e come.
Contro hanno votato 84 Socialisti e Democratici su 87, 35 deputati della Sinistra su 36 e 40 Verdi su 42. Dall’altra parte, 143 deputati del Partito Popolare Europeo su 144 hanno votato a favore. Con loro c’era la destra sovranista e identitaria, che di questa agenda è il motore.
Questi numeri non hanno bisogno di interpretazioni elaborate. Ci dicono chi, oggi, in Europa, è in qualche modo disposto a difendere i nostri diritti di cittadini e chi lavora per restringerli.

La destra che avanza non è un’opinione: è un programma

In Italia lo sappiamo da tempo. Abbiamo visto leggi regionali scritte per rendere impossibile aprire luoghi di culto, poi in parte cancellate dalla Corte costituzionale. Abbiamo visto campagne elettorali costruite sulla paura del musulmano, del velo, del minareto. Abbiamo visto le nostre associazioni descritte come quinte colonne ogni volta che chiedevamo ciò che la Costituzione riconosce a tutti: libertà religiosa, pari dignità, partecipazione. Oggi questa cultura governa in molti paesi europei e detta l’agenda anche a forze che si dicono moderate. Davanti a tutto ciò, la neutralità non è prudenza. È resa.

Un’alleanza nelle urne non una conversione

Dico con chiarezza ciò che molti fratelli e sorelle pensano senza dirlo. Ci sono sicuramente delle distanze tra l’ideologia di una certa sinistra attuale ( non tutta) ed i nostri valori. Su molte questioni etiche, sulla famiglia, sulla concezione della persona e del suo rapporto con Dio, siamo certamente lontani. Esiste anche una sinistra che idolatra il laicismo, quello che vorrebbe la fede chiusa in casa. Su questo in Europa abbiamo visto questa sinistra rifiutarci tanto quanto la destra, benché in Italia la situazione sia differente.  Non dobbiamo nasconderci niente.
Ma la politica non è un esame di affinità spirituale. È operare una scelta nella quale ha un peso determinante capire chi può garantire alla nostra nostra comunità il diritto di esistere e di praticare la nostra fede. Il Profeta, pace e benedizioni su di lui, ricordava il Patto dei Virtuosi, l’hilf al-fudūl. Era un’alleanza stretta alla Mecca prima dell’Islam, tra uomini non musulmani, per proteggere chi subiva ingiustizia. Egli disse che, se vi fosse stato chiamato anche dopo la Rivelazione, avrebbe risposto. Il Corano ci chiede di essere testimoni di giustizia anche contro noi stessi. Ci dice anche che Dio ci raccomanda essere buoni ed equi con chi non ci combatte a causa della nostra religione. Allearsi per difendere diritti comuni non è una deviazione dalla nostra fede. È una sua applicazione.

Le discriminanti irrinunciabili

Un’alleanza non è una cambiale in bianco. Non basta un voto giusto a Strasburgo per meritare il nostro consenso. Ci sono discriminanti che nessuna forza politica che chieda il voto dei musulmani può eludere, a sinistra come altrove.
La prima è la Palestina. Pretendiamo la condanna netta e definitiva del genocidio in corso a Gaza e della pulizia etnica in Cisgiordania e nella Gerusalemme occupata. Non ci accontentiamo di dichiarazioni di rammarico o di appelli generici alla moderazione “di entrambe le parti”. Chiediamo misure reali nei confronti di chi sta compiendo tutto questo: sanzioni, sospensione degli accordi di cooperazione, stop alla vendita e al transito di armi, sostegno alle giurisdizioni internazionali. Chi tace o temporeggia davanti a Gaza non può chiederci fiducia su altre cose.
La seconda è la pace. L’articolo 11 della nostra Costituzione dice che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Non è una formula retorica, è un vincolo. Per questo rifiutiamo la politica europea di riarmo, che destina risorse immense agli arsenali e prepara le opinioni pubbliche a una guerra con la Russia presentata come inevitabile. Quelle risorse vengono tolte a scuola, sanità e lavoro. Una sinistra che si accoda a questa corsa tradisce la propria storia e perde le ragioni per cui potremmo sostenerla.
La terza è la libertà religiosa. In Italia la vita religiosa delle minoranze è ancora regolata in larga parte dalla legislazione sui “culti ammessi” del 1929-1930, corretta solo per chi ottiene un’Intesa con lo Stato. I musulmani, che sono la seconda comunità religiosa del Paese, un’Intesa non l’hanno mai avuta. Chi vuole il nostro consenso deve impegnarsi ad avviare un percorso concreto verso una legge organica sulla libertà religiosa. Questa legge deve superare la logica delle Intese, che fa dipendere i diritti dalla discrezionalità dei governi. Deve garantire ai musulmani, e ai credenti di tutte le religioni, la serena pratica della propria fede, personale e comunitaria: luoghi di culto dignitosi, assistenza spirituale, riconoscimento dei ministri di culto, rispetto delle festività e delle prescrizioni alimentari.
Su queste tre discriminanti misureremo le parole e soprattutto i fatti. Su tutto il resto possiamo discutere, cercare mediazioni, accettare di essere minoranza. Su queste no.

Che fare

Votare, anzitutto, e votare con lucidità. Chiedere ai candidati di pronunciarsi apertamente sulle tre discriminanti e verificare nel tempo che mantengano gli impegni. Costruire rapporti stabili con le forze democratiche, i sindacati, il movimento per la pace, l’associazionismo laico e cristiano che si batte per gli stessi diritti. Liberare le nostre organizzazioni da dipendenze economiche che ne condizionano la voce. Formare una generazione di musulmani italiani che conosca le istituzioni e non abbia paura di entrarci.
Non siamo ospiti in attesa di un permesso. Siamo cittadini. Chi oggi difende questa semplice verità, e accetta le condizioni che poniamo, merita il nostro sostegno, anche se domani su altre questioni ci troverà dall’altra parte del tavolo.
Tags: ElezioniMusulmaniSinistra
Hamza Roberto Piccardo

Hamza Roberto Piccardo

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