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Home Islam

Allucinazioni a destra: anche le proteste francesi diventano islamizzazione

by Davide Piccardo
Ottobre 5, 2026
in Islam, Italia, Prima Pagina
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Allucinazioni a destra: anche le proteste francesi diventano islamizzazione
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La rivolta dei licei francesi nei titoli della destra italiana: se i ragazzi vengono dalla periferia e hanno nomi stranieri, smettono di essere studenti e diventano un problema religioso.

Il movimento dei licei francesi è cominciato il 21 settembre, quando l’UNL, il principale sindacato degli studenti medi, ha chiesto di bloccare gli istituti nella giornata di sciopero del pubblico impiego. Nel giro di una settimana le scuole coinvolte erano circa quattrocento, e ai liceali si sono aggiunti una trentina di campus universitari, da Parigi a Strasburgo, da Lione a Marsiglia. Gli studenti chiedono prima di tutto insegnanti: secondo una rilevazione sindacale, in più della metà degli istituti esaminati l’anno è iniziato con almeno un docente mancante. Chiedono classi meno affollate e edifici sicuri, e protestano contro i tagli previsti dal bilancio 2027. Per martedì 6 ottobre i sindacati hanno convocato una manifestazione nazionale.

La protesta ha avuto anche momenti di violenza, a Nantes è andato a fuoco l’ingresso del liceo Nelson Mandela. A Marsiglia, al liceo Victor-Hugo, il preside e alcuni collaboratori sono stati aggrediti e cosparsi di benzina, e la procura ha aperto un’inchiesta, i fermi sono diverse centinaia, in maggioranza di minorenni.

Si può condannare chi ha aggredito un preside senza trasformare tutto in una guerra di religione una parte della stampa italiana ha scelto di fare il contrario.

Il 2 ottobre La Verità apre con «Islamici e rossi danno fuoco alla Francia». Il giorno dopo il sito di  Nicola Porro pubblica «Ma quali studenti. Questi sono islamici che marcano il territorio». A sostegno della tesi ci sono le bandiere algerine e palestinesi viste nei cortei e il fatto che una parte dei ragazzi viene dalle banlieue.

A Parigi, nel governo, nessuno ha detto una cosa simile. Il primo ministro Lecornu, sulla base di note dell’intelligence, accusa La France Insoumise e l’ultrasinistra di aver organizzato i blocchi, e Marine Le Pen se la prende con lo stesso partito. Sono accuse politiche, discutibili quanto si vuole, in cui l’islam non compare. Ce l’hanno messo i giornali italiani.

Studenti se bianchi, racaille se di periferia

Il titolo di Porro comincia con «ma quali studenti», ed è la parte che dice di più. Un sedicenne che blocca il cancello del liceo Voltaire, nell’XI arrondissement, viene raccontato come uno studente che chiede più fondi per la scuola. Se lo stesso gesto lo fa un suo coetaneo di Saint-Denis o dei quartieri nord di Marsiglia, magari con un nome arabo, lo studente sparisce e al suo posto compare qualcuno che «marca il territorio».

In Francia questa distinzione ha già avuto un nome ufficiale. Nell’ottobre 2005, ad Argenteuil, l’allora ministro dell’Interno Nicolas Sarkozy promise di ripulire i quartieri dalla racaille, la feccia; qualche giorno dopo le banlieue bruciarono per tre settimane. Oggi quella parola la usa quasi più nessuno, ma il criterio è rimasto: il ragazzo bianco del centro che protesta resta uno studente, quello con il nome straniero che arriva dalla periferia diventa un problema di ordine pubblico. Ai figli dell’immigrazione la cittadinanza viene riconosciuta finché non rivendicano niente. Il giorno in cui scendono in piazza la loro protesta viene trattata come una minaccia, e per definirla oggi si usa soprattutto l’aggettivo «islamico».

La bandiera palestinese da due anni sta in ogni corteo giovanile d’Europa, e la portano ragazzi di ogni provenienza e di nessuna fede. Quella algerina, in Francia, racconta la storia coloniale, le famiglie, la nazionale di calcio, e con la religione ha poco a che fare. Su nessuna delle due c’è un simbolo religioso. Chi ci vede l’islam ce l’aveva in testa prima di guardarle.

Dagli al musulmano

Il binomio «islamici e rossi» arriva dalla Francia, dove l’espressione islamo-gauchisme è stata usata durante i governi Macron contro università, ricercatori e sinistra, per accusare i musulmani di sovversione e la sinistra di connivenza. La Verità si è limitata a tradurla.

Il titolo però va letto dentro un quadro più ampio. Da qualche anno la destra europea ha un riflesso fisso un nuovo maccartismo che provoca costanti allucinazioni: qualunque cosa accada, la colpa è dei musulmani, che si parli di criminalità o di casa, e adesso anche della rabbia di liceali che chiedono insegnanti. Dopo Gaza questo riflesso si è rafforzato. Il genocidio della popolazione palestinese ha fatto crollare l’immagine di Israele presso l’opinione pubblica europea, e da allora è in corso una campagna mediatica per riabilitarla. L’argomento è sempre lo stesso: Israele sarebbe la prima linea dell’Occidente contro l’islam, e chi lo critica starebbe dalla parte del nemico. Perché il racconto regga, i musulmani d’Europa devono apparire come una minaccia, e ogni disordine in cui compaiono va presentato come la prova.

L’estrema destra ha aderito con entusiasmo. Il partito fondato da Jean-Marie Le Pen, condannato più volte per le sue frasi sulle camere a gas, oggi si presenta come difensore di Israele, e nel 2025 Jordan Bardella è stato ospite a Gerusalemme di una conferenza sull’antisemitismo organizzata dal governo israeliano. In Italia, le testate che hanno difeso con più convinzione l’operato del governo Netanyahu sono le stesse che adesso vedono islamisti nei licei francesi. Si spiega così anche il peso dato alla bandiera palestinese: la solidarietà con Gaza non può essere riconosciuta come una posizione politica o umanitaria, e allora la si fa passare per fanatismo religioso.

Le barricate sono una tradizione francese

C’è poi un problema di memoria. In Francia la protesta di piazza, anche violenta, esisteva molto prima dell’immigrazione dal Maghreb. La Repubblica è nata da una rivoluzione, e l’Ottocento francese è una sequenza di insurrezioni, dal 1830 al 1848 fino alla Comune del 1871. Il Maggio ’68 cominciò come una rivolta di studenti, quasi tutti bianchi e dei quartieri centrali di Parigi, che alzarono le barricate al Quartiere Latino e diedero fuoco alle auto. Oggi viene ricordato come un passaggio fondativo della Francia contemporanea, anche da molti che allora stavano dall’altra parte. Più di recente ci sono state le mobilitazioni contro il CPE nel 2006, i gilet gialli e gli scontri sulla riforma delle pensioni nel 2023.

Vista così, si potrebbe sostenere che i figli dell’immigrazione si sono integrati benissimo, visto che hanno fatto propria una delle tradizioni più francesi che ci siano. È una battuta, naturalmente, e non giustifica chi ha versato benzina su un preside. Serve a ricordare a chi parla di corpo estraneo che a Parigi le barricate le alzavano già i sanculotti, e non risulta che uscissero dalle moschee.

Quando un conflitto sociale viene raccontato come un conflitto religioso, i suoi motivi concreti escono dal dibattito. Se i ragazzi bloccano le scuole perché sono musulmani, nessuno deve spiegare perché mancano gli insegnanti o perché il bilancio 2027 taglia sull’istruzione. In Italia il meccanismo lo conosciamo bene: qualsiasi episodio che coinvolga ragazzi di seconda generazione finisce sotto l’etichetta «maranza».

C’è anche un costo che questi giornali non mettono in conto. La maggior parte dei fermati è minorenne, e definirli «islamici che marcano il territorio» li toglie dalla categoria dei ragazzi da tutelare per metterli tra i nemici da contenere.

Ci permettiamo di dare lezioni

In Spagna, il 2 ottobre, il Congresso ha bocciato i due decreti sulla casa che il governo Sánchez aveva varato pochi giorni prima. Al voto contrario di PP e Vox si è aggiunto quello di Junts, e sono caduti così lo stop agli sfratti delle famiglie vulnerabili fino al 2030 e la proroga di due anni degli affitti in scadenza. La mobilitazione era cominciata prima del voto: il 26 settembre si è manifestato in quaranta città e a Madrid il corteo ha portato in strada 300 mila persone. Da allora Puerta del Sol è occupata dalle tende come ai tempi degli indignados, il giorno del voto gli inquilini hanno presidiato il Congresso, e nei cortei si chiede ormai apertamente uno sciopero generale per la casa. In Francia la protesta è partita dai licei, ma intorno agli studenti si stanno muovendo i sindacati del pubblico impiego, in un paese dove i prezzi sono saliti di oltre il 24 per cento dal 2017.

In Italia i salari reali sono fermi da trent’anni, e a Milano, Bologna o Roma un affitto a un prezzo sostenibile è ormai difficile da trovare. Eppure per i salari e per la casa in piazza non scende quasi nessuno. Gli italiani non hanno dimenticato come si manifesta, perché per Gaza le piazze si sono riempite. Per le proprie condizioni di vita, invece, restano a casa.

La nostra stampa di destra, nel frattempo, spiega ai francesi qual è il loro problema, e sbaglia anche la diagnosi. Il titolo sulla «rivolta islamica» serve pure a convincere il lettore italiano che quello che succede oltralpe non lo riguarda, perché sarebbe una faccenda di banlieue e di immigrati e non di scuole senza insegnanti e bilanci tagliati. Martedì, quando i sindacati francesi sfileranno insieme agli studenti, vedremo come riusciranno a raccontare anche quella piazza.

Tags: DestrafranciaIslamprotesteScuola
Davide Piccardo

Davide Piccardo

Direttore editoriale

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