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Ibn Zuhr il medico dell’XI secolo che per primo identificò il cancro 

by Redazione
Maggio 23, 2020
in Fede, Salute, Scienza, Storia, Storie
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Ibn Zuhr il medico dell’XI secolo che per primo identificò il cancro 
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Conosciuto in Occidente col nome di Avenzoar, Ibn Zuhr fu il primo medico che in epoca altomedievale identificò con precisione formazioni cancerose nello stomaco, nell’esofago e nell’utero.

Zuhr chiamò la malattia akila, che significa qualcosa come ‘mangia’, e scrisse prescrizioni terapeutiche che riteneva potessero essere utili per arginarla. 

La nascita della tracheotomia per curare ostruzioni delle vie aeree

Gli storici della scienza lo considerano come un medico eccezionalmente profondo che sperimentò sugli animali prima di applicare i suoi nuovi metodi agli umani. Due secoli dopo di lui, nel tredicesimo secolo, i medici all’unanimità raccomandavano la tracheotomia per curare ostruzioni delle vie aeree potenzialmente mortali, la qual cosa rappresentava una grande impresa scientifica per la quale Zhur aveva gettato le basi.  

Fu un acclamato medico del suo tempo, ma fu anche controverso. Il suo sistema di interventi terapeutici detto Khawass, un antico stile di trattamento degli ammalati, che prevedeva una combinazione di erbe e di pratiche fisiche e mentali, fu a volte considerato bizzarro. 

La passione per il Khawass

Per esempio, raccomandava di fissare gli occhi di asini selvaggi per mantenere una buona vista e per prevenire la formazione della cataratta. C’era anche una sua teoria circa il mangiare teste di coniglio per prevenire tremori e paralisi corporee. 

Molti medici suoi contemporanei non potevano capire la ragione che stava dietro alla passione di Zuhr per il Khawass benché fosse un medico tecnicamente valido le cui prescrizioni seguivano la linea ufficiale. 

Secondo lo storico della scienza Henry A Azar, in Zuhr la ragione razionale e il Khawass non erano in conflitto. Le due cose si completavano a vicenda perché le teneva insieme lo stesso filo: la sua incrollabile fede in Dio.  

Rispondendo ai suoi critici, Zhur disse: “per il genere umano l’essenza della scienza è la consapevolezza dei suoi limiti, la conoscenza ispirata da Dio, e che ci sono cose che stanno oltre la ragione.”

Nato a Siviglia, Spagna, nel 1091, Zhur apparteneva a una famiglia di giuristi, di medici e di studiosi. 

Studiò la legge islamica, la teologia e la letteratura fino a che suo padre lo indirizzò alla medicina. 

Dopo la sua morte a Siviglia nel 1162, fu sepolto presso la porta detta ‘Porta della Vittoria’. 

Dal letto di morte rivela la sua sottomissione a Dio

L’ultimo messaggio che Zhur ha lasciato dal suo letto di morte rivela la sua sottomissione a Dio. Il suo ultimo desiderio, secondo i resoconti storici, fu che sulla sua tomba fossero scritte queste parole; vi si legge:“Fermati e rifletti! Vedo il luogo verso il quale tutti siamo sospinti. La terra della tomba copre la mia guancia, come se non avessi mai calpestato la sua superficie. Ho curato le persone per salvarle dalla morte, tuttavia eccomi qui, io stesso vi sono stato condotto”. 

Tuttavia l’umiltà di Zuhr non era originata da una insufficienza scientifica.  Le sue opere di medicina sono rimaste popolari nelle più importanti università occidentali per più di 500 anni. 

La ragione principale per cui i medici del tredicesimo secolo Ibn Al-Quff e Al-Baghdadi praticarono la tracheotomia, è dovuta agli esperimenti di chirurgia che Zuhr condusse con successo prima sulle capre e poi sugli esseri umani. 

Da qui la base per le sperimentazioni scientifiche

Il procedimento divenne la pietra angolare della sperimentazione scientifica organizzata, che fu ispirata dagli esperimenti sulle scimmie dell’enciclopedico pensatore Al Razi. Razi somministrava piccole dosi di mercurio alle scimmie per valutarne la tossicità per l’uso umano.  

Zuhr fece un passo ulteriore, eseguendo post mortem sulle pecore ricerche sul trattamento di malattie polmonari ulceranti. 

Consapevole della difficoltà di tali procedure, Zhur insisteva per programmi di addestramento strutturati per i futuri chirurghi e si oppose con vemenza alla ciarlataneria, che era comune a quei tempi. Ebbe successo nel tracciare i criteri di base per la formazione dei medici. 

Opere di particolare valore di Ibn Zuhr

Come medico innovatore, Ibn Zuhr era noto per essere un convinto epigono di Galeno (Claudius Galenus), uno dei più celebrati medici dell’impero romano. Tuttavia Zuhr si allontanò dal nocciolo teorico di Galeno e impiegò molto del suo tempo in pratiche terapeutiche sperimentali. 

L’opera di Ibn Zuhr è un misto di teorie Ippocratiche e Galeniche unite alle originali osservazioni e illuminazioni provenienti dalla sua ricca tradizione medica famigliare. Numerosi aneddoti sulla sua pietà, generosità, abilità mediche e originalità dei suoi trattamenti si sono conservati nella sua opera e nei suoi biografi. 

Al-Taysir, una delle sue enciclopedie mediche

Una delle sue più conosciute enciclopedie mediche, Al-Taysir, fu tradotta in Latino e in Ebraico da Giovanni di Capua con il titolo di ‘Alteisir scilicet regiminis et medelae’. Fu ristampata più di dieci volte fino al sedicesimo secolo e divenne un libro di testo nelle facoltà di medicina. Il libro fu popolare in tutto il medioevo influenzando e ispirando lo sviluppo della medicina occidentale. 

Tags: animalicancroIbn Zuhrmedicinascoperta del cancrosperimentazioni
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