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Accordo europeo sui migranti, cosa cambia e perché solo ora

by Davide Piccardo
Ottobre 1, 2019
in Italia, Nuova Luce, Prima Pagina
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Accordo europeo sui migranti, cosa cambia e perché solo ora
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Il recente accordo sulla redistribuzione dei migranti ha stupito molti. Quello che sembra una vera e propria inversione di marcia nasconde per molti motivazioni politiche ben specifiche. Di Maio ha commentato l’accordo complimentandosi con il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ricordano che nonostante questo accordo sia un passo positivo esso rappresenta una soluzione non strutturale al problema, che per il Ministro Di Maio va invece risolta all’estero tramite il “blocco delle partenze” e la stabilizzazione di stati come la Libia. I motivi dell’accordo sono forse da ritrovarsi non in uno spontaneo impeto di cooperazione fra gli Stati Membri ma nella paura di doversi confrontare con le politiche ostruzioniste e quasi “minatorie” dell’ex Ministro Salvini e con il rischio che altri Stai Membri optino per un approccio simile .

Il nuovo accordo mira a ridurre i tempi di ricollocazione dei migranti che sbarcheranno in Italia a massimo quattro settimane. L’accordo di Dublino viene quindi superato spostando la responsabilità della valutazione delle richieste d’asilo dai Pesi di primo sbarco a quelli i cui avverrà la ricollocazione. Oltre il proposito generale di tentare di estendere l’accordo a più Paesi possibili, l’accordo prevede l’attivazione di un progetto pilota al fine di valutare gli effetti dell’accordo e di prevedere una rotazione di “porti sicuri” su base volontaria.

Il patto – attualmente sottoscritto solo da Malta, Italia, Francia e Germania – verrà presentato ai ministri degli Interni degli Stai Membri l’8 ottobre. Nel frattempo, ci si chiede se gli altri Stati Membri lo sottoscriveranno e se sì a quali condizioni. Con soli quattro Stati l’accordo è da considerarsi più transnazionale che “europeo” e le incognite sono ancora molte.

Fra le reazioni degli altri Stati Membri, quella del ministro degli Interni finlandese Maria Ohisalo sembra gettare luce su quali siano alcuni degli aspetti vitali a cui il piano dovrà rispondere. “trovo che sia cruciale” afferma il ministro “spostarsi da accordi nave per nave verso soluzioni più prevedibili”. La ministra continua affermando che “per essere funzionali, gli accordi devono essere basati su una responsabilità condivisa che coinvolga un alto numero di Stati Membri.”

C’è da dire che il cambiamento politico ha mostrato già i suoi effetti con il recente sbarco autorizzato dal governo dei 182 migranti in Sicilia. La nave, operata dalle ONG francesi SOS Méditerranée e Médecins Sans Frontières, ospitava a bordo molte donne, minori e neonati.

Davide Piccardo

Davide Piccardo

Direttore editoriale

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