Per mesi i media israeliani e occidentali hanno presentato una sola versione del 7 ottobre: Hamas, i civili israeliani, l’orrore, il trauma nazionale.
Ora riemerge un importante pezzo della storia che fa saltare la propaganda: ufficiali israeliani hanno ammesso, e fonti internazionali hanno documentato, che il 7 ottobre l’esercito israeliano ha usato la logica del protocollo Hannibal: impedire a ogni costo il trasferimento di ostaggi verso Gaza, anche uccidendo gli stessi israeliani.
In un video ottenuto da Anadolu, un ufficiale israeliano parla davanti a una casa distrutta a Kfar Aza e dice che lì erano morte 19 persone, tra cui 8 bambini. Poi spiega che quella distruzione era dovuta all’attacco dei carri armati israeliani. Non una “teoria del complotto”. Non propaganda palestinese. Parole pronunciate da un ufficiale israeliano davanti alla stampa che ammette il fatto che l’esercito israeliano ha volutamente ucciso i suoi cittadini per impedire a Hamas di controllare insediamenti sionisti.
La Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite è andata oltre: secondo la sua indagine, molti civili israeliani sono stati uccisi dal fuoco delle stesse forze israeliane, tra Be’eri e Nir Oz. A Be’eri, una casa con ostaggi israeliani fu colpita da un carro armato. Dentro c’erano civili, compresi bambini.
Ed è qui che il cortocircuito diventa enorme: Israele ha approvato una legge che punisce con il carcere chi “nega” o “minimizza” il 7 ottobre. Ma cosa succede quando a mettere in crisi la narrazione ufficiale non sono i negazionisti, ma i video, i rapporti ONU, le inchieste israeliane e le parole degli stessi ufficiali? Il conto risulta rapido: la diffusione di tali contenuti diviene illegale.
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