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Gli ebrei espulsi dalla Spagna vivono in pace in Turchia da 527 anni

by Davide Piccardo
Febbraio 9, 2020
in Fede, Mondo, Storie
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Gli ebrei espulsi dalla Spagna vivono in pace in Turchia da 527 anni
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Sono trascorsi 527 anni dall’espulsione degli ebrei sefarditi dalla Spagna. Esponenti di spicco di questa comunità dicono che gli Ottomani diedero loro il diritto di vivere in pace e che i loro antenati fecero progredire l’impero

Il 30 luglio 1492, la monarchia spagnola ordinò l’espulsione degli ebrei dal paese, aprendo la strada a un dolorosissimo capitolo della storia ebraica. Gli ebrei sefarditi, così come sono conosciuti, e il cui nome viene da Sefara, che in ebraico significa Spagna, trovarono rifugio all’altro lato del continente: ad Istanbul, capitale dell’impero ottomano. Moris Levi, un importante personaggio della comunità israelitica in Turchia, nell’anniversario dell’editto spagnolo, che fu emanato esattamente dopo un secolo di massacri di ebrei e mesi dopo la conquista da parte dei monarchi spagnoli della città, governata dai musulmani, di Granada, ha detto che ” Gli ebrei acquisirono il diritto di vivere in pace sotto gli ottomani”.

 

Granada ospitava a quel tempo una numerosa popolazione ebraica e Levi afferma che gli ebrei sefarditi portarono la loro cultura, le loro tradizioni, la loro mentalità e i valori economici occidentali da Granada all’impero Ottomano.

Levi, rappresentante delle minoranze religiose nell’Assemblea Generale delle Fondazioni in Turchia, ha detto all’agenzia di stampa turca Anadolu (AA), che “Il diritto a vivere fu il risultato più importante per gli ebrei. Se avessero continuato a vivere in Spagna sfidando l’editto di espulsione, probabilmente sarebbero stati massacrati. Se fossero andati in altre parti del mondo Cristiano, in epoca medievale, avrebbero comunque dovuto affrontare molti problemi.”

In cambio, gli ebrei portarono benefici all’impero Ottomano, che, a 39 anni dalla conquista di Costantinopoli, era all’alba della sua espansione. Levi dice che la cosa più importante introdotta nell’impero Ottomano dagli ebrei fu la macchina da stampa, quantunque lamenti che non riuscì a diffondersi. Afferma inoltre che, “Le persone che si guadagnavano da vivere con la calligrafia si unirono per bandire la stampa. Se fosse stata introdotta alla fine del XV secolo, il Rinascimento non sarebbe nato in Europa, ma nell’impero Ottomano.” Dice anche che gli ebrei portarono un altro dono agli ottomani e che questo era rappresentato dalla mentalità occidentale. Egli evidenzia che “gli ottomani erano un impero globale, un forte stato e avevano bisogno di essere aperti ad ogni punto di vista.”

Levi sostiene che la comunità israelitica è stata anche una notevole risorsa per i mestieri e le professioni che gli ebrei esercitavano. Fa notare che “gli ebrei furono importanti nella diplomazia e nella medicina.”

Dice che gli ebrei arrivarono nei territori ottomani dopo essere fuggiti dalla Spagna perché credettero che le loro vite, la loro dignità e i loro beni sarebbero stati protetti. “Avevano vissuto per secoli in sicurezza a Granada e gli ottomani, come gli abitanti di Granada, erano musulmani. Sapevano che lì avrebbero avuto un futuro. Gli ebrei credevano che in quel paese avrebbero fatto entrambe le cose: avrebbero guadagnato e avrebbero dato un contributo. Alla fine, l’impero ottomano si è ingrandito mentre la Spagna è rimasta indietro rispetto ad altri paesi europei.

Secondo la Comunità Israelitica Turca, in Turchia ci sono all’incirca 18.000 ebrei la maggioranza dei quali si concentrano ad Istanbul. Levi afferma che la ricchezza culturale che la comunità ha apportato è importante per la società. La comunità ebraica fu più numerosa in passato, ma diminuì nel XX secolo poiché la maggior parte emigrò dopo la sua fondazione in Israele e un disgraziato pogrom negli anni 50 spinse molti a lasciare Istanbul.

Ha affermato che la sua comunità in occasioni speciali prega per la Turchia e per I suoi dirigenti, incluso per il suo presidente Recep Tayyip Erdoğan. E ha aggiunto: “Rispettare le leggi e le regole dei paesi in cui vive, per la comunità è una vecchia regola. Mai nella loro storia gli ebrei sefarditi, che si installarono nell’impero Ottomano, vi si sono ribellati. Hanno sempre osservato le leggi e sono stati in armonia con coloro che governavano e dirigevano il paese. Questo in ragione del fatto che gli ebrei nella loro storia sono stati una minoranza e ciò li ha spinti ad essere più diplomatici e a stabilire con gli altri buone relazioni.”

Il pluripremiato fotografo ebreo İzzet Keribar ha dichiarato che deve il suo successo alla Turchia.

“Sto dicendo a cuore aperto che amo il mio lavoro, amo i miei amici e, soprattutto, amo il mio paese. Continuo a dirlo in ogni occasione. La mia priorità è il paese in cui vivo. Devo molto a questo paese “, ha dichiarato Keribar, che ha vinto il Premio presidenziale per la cultura e l’arte in Turchia nel 2018.

Dopo essere stato premiato nel 1991 e nel 2000 dalla rivista National Geographic per la sua fotografia ambientale, il suo nome è diventato famoso nel mondo.

“Sono un membro della comunità ebraica ma non ho mai riscontrato alcuna discriminazione“, afferma Keribar, aggiungendo che non vivrebbe in Turchia se dovesse affrontare la discriminazione.

Tags: EbreiSefarditiTurchia
Davide Piccardo

Davide Piccardo

Direttore editoriale

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