(Bruxelles, 9 luglio 2025) – Un appello urgente all’Unione Europea per fermare quello che viene apertamente definito un genocidio, garantire la protezione dei civili e interrompere ogni forma di complicità: è quanto chiede la coalizione di organizzazioni islamiche europee che rappresentano oltre 15.000 moschee, centri e associazioni e che si sono riunite oggi 9 Luglio a Bruxelles, nel quartiere europeo. Le richieste includono: cessate il fuoco immediato, rilascio degli ostaggi e dei detenuti ingiustamente incarcerati, accesso pieno agli aiuti umanitari, stop alla fornitura di armi impiegate in potenziali crimini di guerra e il riconoscimento dello Stato di Palestina nel quadro di una soluzione a due Stati.
I firmatari denunciano una catastrofe umanitaria “senza precedenti” nella Striscia di Gaza, dove la fame viene “deliberatamente usata come arma” e il sistema attuale di distribuzione degli aiuti, in particolare con l’introduzione del meccanismo Gaza Humanitarian Foundation (GHF), “aggrava l’accesso al cibo, favorisce lo sfollamento forzato e porta alla morte persone mentre cercano aiuti”. Gli esperti – si legge nel documento – parlano ormai apertamente di genocidio.
I firmatari della dichiarazione congiunta che rappresentano le maggiori organizzazioni di rappresentata nei loro paesi europei sono:
- Germania – KRM- Koordinationsrat der Muslime
- Austria – IGGÖ – Die Islamische Glaubensgemeinschaft in Österreich
- Belgio – EMB – L’Exécutif des Musulmans de Belgique
- Danimarca– DMU – Dansk Muslimsk Union
- Francia – CFCM – Conseil français du culte musulman
- Italia – UCOII- Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia
- Olanda – CMO – Contactorgaan Moslims en Overheid
- Norvegia – IRN – Islamsk Råd Norge
Oggetto della dichiarazione è anche l’aumento delle violazioni già illegali nei territori occupati della Cisgiordania, mentre si sottolinea la mancanza di linee rosse chiare da parte dell’Unione Europea e una risposta insufficiente da parte dei Paesi islamici.
Le organizzazioni ribadiscono che la condanna si estende a tutte le violazioni del diritto internazionale umanitario, da qualunque parte esse provengano. La distruzione sistematica delle infrastrutture civili palestinesi, si legge, “supera il contesto della guerra” e rappresenta un attacco diretto alla possibilità di esistenza di un popolo.
Non manca un ringraziamento ai Paesi europei che hanno recentemente riconosciuto lo Stato di Palestina e che hanno chiesto azioni concrete per fermare le violazioni del diritto internazionale. Un plauso viene rivolto anche alla società civile europea che ha espresso solidarietà e denunciato i crimini in corso.
Tra le richieste specifiche avanzate alla politica europea: sospendere la fornitura di armi che possono essere usate per facilitare crimini di guerra, sostenere le indagini della Corte penale internazionale (CPI) e promuovere concretamente una soluzione a due Stati, oggi più urgente che mai.
Durante la conferenza stampa a Bruxelles, una giornalista di Al Arabiya ha sollevato la questione del mancato dibattito pubblico sulla sospensione dell’Accordo di Associazione UE-Israele, come previsto dall’articolo 2 in caso di violazione dei diritti umani. I rappresentanti islamici hanno evitato commenti politici diretti, sottolineando che il focus resta umanitario. Tuttavia, il silenzio delle istituzioni su un possibile stop all’accordo è apparsa come una opportunità mancata per diversi osservatori, considerando che l’UE ha avviato una revisione formale del rispetto da parte di Israele dei principi fondamentali dell’accordo.
L’articolo 2 dell’Accordo di Associazione UE-Israele prevede che il rispetto dei diritti umani sia una condizione essenziale. A maggio 2025, su proposta dei Paesi Bassi e con il sostegno di 17 Stati membri, l’UE ha avviato una procedura di revisione per valutare la compatibilità delle azioni israeliane con il diritto umanitario. L’analisi preliminare ha osservato la violazione della clausola, cosa che potrebbe portare alla sospensione dell’accordo, ma la decisione richiederebbe l’unanimità del Consiglio.
Infine, le comunità musulmane europee riaffermano l’importanza del dialogo interreligioso e della coesione sociale. “Non permetteremo che estremisti – di qualunque matrice – dividano le nostre comunità. Antisemitismo, islamofobia e razzismo non hanno spazio nelle nostre società”, affermano.


















