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Home Dibattito

Il Sacro Capannone: noi musulmani italiani abbiamo moschee da terzo mondo

by Davide Piccardo
Novembre 8, 2019
in Dibattito, Fede, Voci
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Il Sacro Capannone: noi musulmani italiani abbiamo moschee da terzo mondo
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Quando parliamo di moschee, la nostra mente va sempre alle enormi costruzioni tipiche di città come Istanbul, Casablanca, Gerusalemme, damasco, Medina o Mecca. Tutti pensano a cupole, minareti, colonne, torri, fontane, ma soprattutto nell’immaginario si associano le immagini del pellegrinaggio alla Mecca come quotidianità e quindi folle di persone e quindi una sorta d’invasione.

Poi c’è chi associa la moschea a un campo d’addestramento, ma oramai è passata di moda questa barzelletta e la moschea nell’immaginario comune è un luogo sconosciuto perché se chiedi a chi critica la moschea “sai cosa si fa in moschea?” la risposta più classica è “no, ma non voglio essere invaso” e quando sento queste risposto, rido per non piangere, pero rido tanto.

La realtà è ben diversa dall’immaginario comune e faccio una premessa, il mio discorso è molto generale, anche se so di parlare di molte delle realtà sul territorio italiano, perché a me basta parlare per casa nostra.

Le nostre moschee non hanno cupole, non hanno minareti, non hanno colonne o navate, non hanno arabeschi o calligrafie con i nomi di Allah, o quello del Profeta (pbsl) e della sua famiglia. No signori, le nostre moschee sono molto più semplici: noi preghiamo nel sacro capannone.

Se andate in qualsiasi città, comune o paese d’Italia oramai troverete una moschea e questo è segno che l’Islam è una delle religioni d’Italia, ma le moschee sono capannoni, spesso e volentieri svenduti all’indomani della crisi del 2008.

Io sono per l’ambiente e non cementificare a caso togliendo spazio alla natura che è essa stessa creazione di Allah come me e come te che leggi, ma per carità se si vuole pregare, anche l’occhio deve pretendere la sua parte e una volta accolsi un’associazione islamica che voleva ristrutturare un capannone nel mantovano per adibirlo a moschea, sta di fatto che una vecchia azienda, sta diventando una vera moschea, munita anche di fontana e per far ciò è bastata una sola cosa, investire in maniera responsabile e organizzata.

Spesso entro in questi sacri capannoni e trovo cavi penzolanti, tubi per l’acqua e il gas che sono sulla parete, sistemi di riscaldamento industriali, ma soprattutto soffitti altissimi, così alti che portano a grondare di sudore d’estate e soprattutto durante il ramadan (che sudate signori) e gelare d’inverno (poveri piedi). Non finisce qui perché se arrivi in ritardo in moschea e devi fare l’abluzione spesso i bagni sono osceni, puzzano, un odore davvero terribile, capita di non avere l’acqua calda e provate vuoi a fare l’abluzione con 5 gradi quando va bene e l’acqua fredda.

La parte che mi piace di più è lo spazio delle donne che affronta metamorfosi stupefacenti a seconda dell’uso e dell’esigenza. Se lo spazio sarà utilizzato solo dalle donne, allora diventa quasi uno sgabuzzino, utilizzato come ripostiglio per materiali vari che magicamente il venerdì e durante il ramadan sono coperti con un lenzuolo.

Se invece lo spazio delle donne è ben curato, ordinato allora, vuol dire una sola cosa, durante la settimana diventa lo spazio per gli uomini e quindi è curato, messo in ordine, all’occorrenza pure riscaldato perché essendo uno spazio più piccolo, è più facile da riscaldare (con la conseguenza che le donne durante la settimana non hanno dove pregare e quante ragazze di ritorno dall’università non possono pregare per questo stupido motivo.)

Ora non è tutto così malvagio perché di capannoni che sono diventati qualcosa di bello, ne ho visti, completamente trasformati in vere e proprie moschee e questo è semplicemente dovuto a una gestione che ha una visione e soprattutto pensare che anche l’occhio voglia la sua parte. Basta pensare Moschea Taiba, Rayan e Assalam di Torino.

La moschea di Forlì è un esempio evidente, oppure la moschea di Cento in provincia di Ferrara, oppure la moschea di Saronno, di Piacenza, di Cinisello, di Cascina Gobba a Milano: questi sono solo alcuni esempi che mi sono venuti in mente; ma per carità non chiamatele moschee, sono centri islamici o di cultura islamica o altro che non sia semplicemente moschea, altrimenti sono guai legali.

Certo non è bellissimo pregare in un capannone, tutti vorremmo pregare in moschee costruite ex novo, con cupole, minareti, nicchia verso la Mecca, magari qualche bella fontana e calligrafie spettacolari, ma nonostante tutto dobbiamo essere grati a chi ha sacrificato parte del suo tempo, che poteva dedicare alla moglie e ai figli, agli amici o semplicemente a se stesso, sacrificando spesso affetti per noi, per permetterci di pregare e se vengono sacrificati i legami famigliari che sono la cosa più sacra dopo la Fede allora quel capannone nonostante tutti i suoi difetti diventa anche sacro senza virgolette.

Tags: Comunità IslamicacultoIslamLa Luce NewsMoscheaMusulmani
Davide Piccardo

Davide Piccardo

Direttore editoriale

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