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Home Cina

Il futuro dopo la pandemia

by Donatella Salina
Aprile 10, 2020
in Cina, Coronavirus, Dibattito, Economia, Europa, Mondo, Società, USA, Voci
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Il futuro dopo la pandemia
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Sulle pagine di quotidiani e riviste, politici ed intellettuali, come al solito divisi tra apocalittici ed integrati si chiedono quale sarà  il nostro futuro dopo la pandemia. 

Quello che colpisce il lettore avvertito è la riduzione dell’essere umano al dato biologico governato dall’alto e privato di ogni autonomia a colpi di decreti in piena notte per evitare qualsiasi reazione. Ci salvano dalla pandemia ma per offrirci quale via d’uscita? 

Si dice che tutto questo sia giustificato dal fatto di salvare vite umane. Certo i morti ci sono stati ma stupisce comunque l’improvviso darsi da fare dopo anni di tagli alla sanità pubblica per risolvere una pandemia di cui conoscevano il possibile avvio da almeno tre mesi.

Un sistema in crisi

Secondo quale logica un sistema che ha distrutto vite umane dal 1945 ad oggi con guerre fame e carestie continuando a farlo fino adesso è diventato all’improvviso un campione di etica? Probabilmente la pandemia è stato solo il mezzo più rapido per superare un modello capitalista in crisi ed andare verso una completa ristrutturazione del dominio del denaro in cui l’Asia fa la parte del leone, gli USA usciranno dal loro ruolo di superpotenza planetaria e la Russia si confermerà come potenza regionale.

E l’Europa?

 Quanto al continente europeo diventerà teatro di spartizione tra le diverse potenze egemoni data la sua irrilevanza geopolitica e la sua impotenza di fronte alla pandemia stessa ed alle conseguenze sanitarie ed economiche che ne deriveranno.

Ma a parte le considerazioni geopolitiche ci troviamo oggi di fronte ad uno stato d’eccezione in cui è aumentato il peso dell’autoritarismo, con un rapporto paternalistico nei confronti del popolo, visto come un bambino da rimproverare perché beccato con le dita nel vasetto della marmellata.

Ci troviamo di fronte ad un regime d’eccezione, dove la politica può ben poco davanti ai diktat dei virologi. Il virus che non è nemmeno una forma di vita ma un parassita, oggi sembra governare il mondo, sembra entrare nelle case e nelle famiglie come il protagonista di un film horror, al quale i governi si sono arresi come ad un nemico apparentemente invincibile nel breve periodo, per poi combatterlo attraverso la “scienza”.

Il controllo sociale diffuso

Intanto sembra iniziata l’epoca del controllo sociale all’ennesima potenza tramite droni, telecamere, progetti di controllo biologico della popolazione con la scusa della difesa dal virus ma in realtà a scopo di ordine pubblico. 

Intere categorie di persone a partire dai senzatetto, ma anche le persone migranti ed i diversamente abili o i malati psichici, sono diventati all’improvviso invisibili ed irraggiungibili più di quanto lo fossero state mai. Salvo quando reclutati per raccogliere i pomodori, lavori che i nostri disoccupati si guardano bene dallo svolgere. 

Spariti d’un colpo i commercianti di prossimità, la microeconomia che consentiva la sopravvivenza dei poveri e per una volta sparita anche la prostituzione e la microcriminalità spicciola. Siamo nudi e affamati di fronte alla tempesta perfetta come in una terza guerra mondiale senza bombe e possiamo rivolgerci solo al Creatore, il nostro unico Patrono. 

La solidarietà dal basso vs pastoie burocratiche

Invece di ripiegarsi nell’egoismo il popolo non ha dimenticato i valori di solidarietà e fratellanza tra gli esseri umani.

Nonostante la campagna di stampa che ha evidenziato solo la paura del contagio, facendo spesso pornografia del dolore e disinformazione…la società civile si è  mossa prima e meglio dello Stato per aiutare le migliaia e migliaia di cittadini che si sono ritrovati senza soldi a due settimane dal lockdown. Iniziative come la SpesaSospesa a Napoli a Roma ed in altre città d’Italia hanno dato aiuto immediato agli indigenti ancor prima della stessa Caritas. Per non parlare dei Comuni impelagati nei Bandi e nei moduli di domanda da compilare per la fruizione dei Buoni Spesa. 

I cittadini hanno capito bene, nonostante la buona volontà di Conte e di Di Maio, che la burocrazia italiana è un ostacolo assoluto alla funzionalità dell’amministrazione e che sveltire lo Stato è assolutamente prioritario.

Tutto arriva quando non serve più. La società ‘civile sarà quella da cui si potrà ricominciare a progettare un nuovo tipo di convivenza e tra questi anche i musulmani italiani che stanno partecipando a raccolte fondi per gli ospedali e per le persone indigenti qui in Italia e nel resto d’Europa.

Il vulnus alla socialità

Il disagio più grande è proprio la rottura della socialità di cui stanno soffrendo bambini ed adolescenti secondo quello che hanno dichiarato i vertici del Telefono Azzurro in una intervista di oggi all’Huffington Post.

La socialità virtuale non può esserne forma piena di perché non implica tutti i sensi. Nella nostra cultura mediterranea, a differenza degli orientali non potersi toccare o abbracciare è una pesante limitazione.

Sicuramente passeranno al virtuale tutta una serie di strutture, da quella lavorativa a quella scolastica ed il cosiddetto lavoro agile diventerà molto diffuso o addirittura la norma con ricadute positive sulla vita dei cittadini delle grandi metropoli in tutto il mondo non solo in Italia.

Invece i rapporti umani, interfamiliari, di amicizia e comunitari restati per mesi legati ai fili di un telefono o ad un WiFi dovranno essere curati e rinsaldati. Alcuni aspetti della globalizzazione verranno fermati con il rientro di aziende strategiche in Italia, il Sistema Sanitario pubblico tornerà centrale e probabilmente vedremo la nazionalizzazione di alcune importanti imprese private. 

Finirà il turbocapitalismo del XXmo secolo? È  difficile dare dei limiti ad un sistema che non ne ha per definizione ma forse sarà più difficile arrivare a quel governo mondiale delle multinazionali vero incubo orwelliano dal quale Toni Negri ci metteva in guardia nei lontani anni ‘70 .

Tags: autoritarismoCoronaviruscovid-19futuropandemiaSocietà
Donatella Salina

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