• Redazione
  • Contatti
lunedì, Maggio 11, 2026
No Result
View All Result
NEWSLETTER
La Luce
  • Chi siamo
  • Sostienici
  • Editori della Luce
  • Voci
  • Mondo
  • Italia
  • Fede
  • Palestina
  • English
  • Chi siamo
  • Sostienici
  • Editori della Luce
  • Voci
  • Mondo
  • Italia
  • Fede
  • Palestina
  • English
No Result
View All Result
La Luce
No Result
View All Result
Home Uncategorized

Fake news disperata: così Il Giornale travisa Khan per cancellare Gaza

by Redazione
Maggio 11, 2026
in Uncategorized
0
Fake news disperata: così Il Giornale travisa Khan per cancellare Gaza
0
SHARES
0
VIEWS

Il titolo de Il Giornale — “A Gaza non c’è un genocidio” — non è una sintesi giornalistica: è una fake news costruita per trasformare una cautela processuale in un’assoluzione politica. Nell’articolo si sostiene che la CPI avrebbe “gelato la sinistra mondiale” perché il procuratore Karim Khan non avrebbe prove sufficienti per accusare oggi i leader israeliani di genocidio. Ma questa è una distorsione grave: Khan, intervistato da Zeteo (diretto da Mehdi Hassan) non ha detto che il genocidio non esiste, non ha archiviato il fascicolo, non ha assolto Israele e non ha escluso future accuse di genocidio. Lo stesso articolo, infatti, è costretto ad ammettere che l’indagine continua.

La differenza è enorme. Dire “non ho presentato oggi quel capo d’accusa” non significa dire “quel crimine non è avvenuto”. Significa che un procuratore, dentro un procedimento penale internazionale contro individui specifici, sta scegliendo quali accuse portare ora, con quale soglia probatoria e con quale strategia processuale. Khan, nell’intervista con Mehdi Hasan, ha risposto che “nobody’s got a pass” e che “no crime is off limits if the evidence is there”: nessuno ha ricevuto un salvacondotto e nessun crimine, genocidio compreso, è escluso se le prove lo sostengono.

La CPI non ha “negato il genocidio”: sta costruendo il caso

Il punto che Il Giornale cancella è il più importante: i mandati della CPI per crimini di guerra e crimini contro l’umanità non sono una smentita del genocidio, ma un passaggio dentro un percorso più ampio. Sono, in termini politici e investigativi, propedeutici: fissano condotte, responsabilità, catene di comando, privazione deliberata di beni essenziali, attacchi contro civili, persecuzione e uso della fame come metodo di guerra. Tutto questo non chiude la porta al genocidio; al contrario, può costituire parte della base fattuale su cui valutare anche l’intento genocidario.

La CPI ha già emesso mandati d’arresto contro Benjamin Netanyahu e Yoav Gallant per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, non per un’infrazione amministrativa. Gli esperti ONU hanno ricordato che quei mandati riguardano accuse gravissime e devono essere rispettati dagli Stati.

Khan ha spiegato anche il metodo: non procedere per “clamore”, non inseguire lo slogan, ma portare accuse capaci di reggere in tribunale. Secondo il resoconto di Justice Info, Khan ha detto di aver applicato uno standard persino più alto di quello minimo per i mandati, cioè una prospettiva realistica di condanna. Questo non è un regalo a Israele: è il tentativo di evitare che un’accusa storica venga bruciata da un fascicolo fragile.

La Corte internazionale di giustizia non ha assolto Israele

C’è poi un altro trucco: confondere la CPI con la Corte internazionale di giustizia. La CPI giudica responsabilità penali individuali. La Corte internazionale di giustizia, invece, giudica la responsabilità degli Stati. Ed è proprio davanti alla Corte internazionale di giustizia che resta aperto il caso South Africa v. Israel sulla violazione della Convenzione sul genocidio.

Quella Corte non ha detto “non c’è genocidio”. Ha ordinato misure provvisorie a Israele, imponendo di prevenire atti che ricadono nella Convenzione sul genocidio e di garantire assistenza umanitaria. Nel maggio 2024 ha poi ordinato a Israele di fermare l’offensiva a Rafah e di consentire accesso agli aiuti e agli investigatori.

Il giudizio finale della Corte internazionale di giustizia non è ancora arrivato. Nel marzo 2026 il Sudafrica ha preso atto del deposito della risposta israeliana e ha indicato che il procedimento prosegue verso le fasi successive. Dunque chi oggi titola “non c’è genocidio” sta fingendo che un processo ancora aperto sia già finito.

I fatti che smentiscono la propaganda

Il fatto più imbarazzante per questa narrazione è che la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati e Israele ha concluso nel settembre 2025 che Israele ha commesso genocidio contro i palestinesi a Gaza. Non una piazza, non un post social, non una “parola della sinistra”: una commissione d’inchiesta indipendente istituita nell’ambito del sistema ONU, con un rapporto giuridico dedicato alla Convenzione sul genocidio.

Il rapporto afferma che le autorità israeliane e le forze di sicurezza israeliane hanno avuto e continuano ad avere l’intento genocidario di distruggere, in tutto o in parte, i palestinesi nella Striscia di Gaza; conclude inoltre che lo Stato di Israele porta responsabilità per la mancata prevenzione, la commissione e la mancata punizione del genocidio.

Anche Amnesty International, già nel dicembre 2024, aveva concluso che vi fosse una base sufficiente per ritenere che Israele avesse commesso e continuasse a commettere genocidio contro i palestinesi a Gaza.

Questi atti non sono una sentenza definitiva della Corte internazionale di giustizia, ed è corretto dirlo. Ma sono l’esatto contrario della favola raccontata da Il Giornale. La realtà non è “non c’è nulla”. La realtà è: ci sono mandati CPI per crimini di guerra e crimini contro l’umanità; c’è un caso per genocidio ancora pendente davanti alla Corte internazionale di giustizia; ci sono ordini vincolanti della stessa Corte; c’è una Commissione d’inchiesta ONU che parla esplicitamente di genocidio; ci sono organizzazioni internazionali per i diritti umani che sono arrivate alla stessa conclusione.

La forzatura non è casuale. L’obiettivo dei media della destra più ideologica e dei canali di propaganda sionista radicale è creare nell’opinione pubblica un’impressione semplice: “vedete, era tutto inventato, non c’è genocidio, chi lo diceva era un fanatico”. È una tecnica comunicativa precisa: prendere una frase processuale, isolarla dal contesto, rovesciarla nel suo contrario e poi usarla per colpire non i fatti, ma chi quei fatti li denuncia.

È il modo più comodo per non parlare di Gaza. Non si discute la fame. Non si discutono le fosse comuni. Non si discutono gli ospedali distrutti, gli sfollamenti di massa, le dichiarazioni disumanizzanti, la distruzione delle condizioni minime di vita. Si sposta tutto su “la sinistra”, “Albanese”, “Boldrini”, “i pro-Pal”, come se la questione fosse un derby italiano e non una delle più gravi crisi giuridiche e morali del nostro tempo.

Ma il diritto internazionale non funziona con i titoli urlati. Funziona con procedimenti, prove, soglie probatorie, mandati, misure provvisorie, rapporti, responsabilità individuali e responsabilità statali. Ed è proprio questo percorso, passo dopo passo, a smentire la propaganda.

Il titolo corretto non è “A Gaza non c’è un genocidio”. Il titolo corretto è: “Khan non ha escluso il genocidio, la CPI continua a indagare, la Corte internazionale di giustizia non ha ancora deciso e una Commissione ONU ha già concluso che Israele ha commesso genocidio”. Tutto il resto è fumo politico costruito sulla speranza che chi legge non conosca la differenza tra un’indagine in corso e un’assoluzione.

Tags: Amnesty InternationalCIJCorte Internazionale di GiustiziaCorte Penale Internazionalecpicrimini contro l'umanitàcrimini di guerradiritto internazionaledisinformazionefact-checkingFake NewsGallantGazagenocidioIl GiornaleisraeleKarim KhanLa Luce NewsMehdi HasanNetanyahuONUpalestinapropagandaZeteo
Redazione

Redazione

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Recommended

Conte, il volto fragile dello Stato contemporaneo

Conte, il volto fragile dello Stato contemporaneo

6 anni ago
Cessate il fuoco a Gaza: dopo 15 mesi di brutalità, Israele ha fallito su ogni fronte

Cessate il fuoco a Gaza: dopo 15 mesi di brutalità, Israele ha fallito su ogni fronte

1 anno ago

Quello che abbiamo in testa: il libro di Sumaya Abdel Qader che parla soprattutto ai musulmani

6 anni ago

Popular News

  • Fake news disperata: così Il Giornale travisa Khan per cancellare Gaza

    Fake news disperata: così Il Giornale travisa Khan per cancellare Gaza

    0 shares
    Share 0 Tweet 0
  • Droni e portaerei e missili intercontinentali: la Turchia certifica il ruolo di potenza e ora l’Italia deve scegliere

    0 shares
    Share 0 Tweet 0
  • All’Orientale di Napoli un ciclo di incontri sull’editoria islamica in Italia: raccontare, tradurre e trasmettere il sapere religioso

    0 shares
    Share 0 Tweet 0
  • MuRo27 rifiuta l’invito di “Linea di Confine”: “Non siamo un fenomeno da baraccone”

    0 shares
    Share 0 Tweet 0
  • Libano: i sionisti come i nazisti a caccia di musulmani protetti dai cristiani negli scantinati

    0 shares
    Share 0 Tweet 0

Connect with us

La Luce

© 2026 La Luce News. Tutti i diritti riservati.

Navigo il sito

  • Redazione
  • Contatti

Seguici

No Result
View All Result
  • Chi siamo
  • Editori della Luce
  • Sostienici
  • Voci
  • Mondo
  • Italia
  • Fede
  • Palestina
  • English

© 2026 La Luce News. Tutti i diritti riservati.

×