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Home Islam

Il Conte post-woke apre all’inclusione dei musulmani

by Francesco Tieri
Settembre 7, 2026
in Islam, islamofobia, Italia, Politica, Voci
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Il Conte post-woke apre all’inclusione dei musulmani
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A 10 giorni dalla spinta post-woke alla coalizione del campo largo, Conte prende pubblicamente posizione su un tema scottante, per tutti, su cui forse nessuno aveva mai osato tanto. In sintesi, per l’ex premier, anche l’appartenenza all’Islam ha pieno diritto di cittadinanza!

La tesi multiculturalista 

Con un intervento sulla rivista Rinascita, Giuseppe Conte si è espresso sulla questione dello sciopero annunciato dalla comunità bengalese a Venezia come reazione alla chiusura, da parte della giunta comunale di centrodestra, sulla realizzazione di una moschea. Con tutti i chiarimenti e i distinguo politicamente e mediaticamente “doverosi” quando si assume una posizione che potrebbe essere presa di mira, il leader del M5S ha contrapposto la multiculturalità a tutti i se ed i ma pretestuosi a cui siamo abituati (del tipo “va bene la libertà religiosa, MA…”). In realtà non se lo sono filati in molti, tra musulmani e islamofobi, però il dato politico inedito resta. È forse la prima volta che un politico italiano di un certo spessore assume una netta posizione sulla questione dei luoghi di culto di tutte le minoranze: per nessuna di esse, compresa quella islamica (ed è questo l’inedito) esistono pregiudiziali sufficienti a limitare la libertà religiosa. Si tratta del passaggio politico in materia più costituzionalmente orientato di cui lo scrivente abbia memoria (se si parla dei musulmani).

Non sarebbe una posizione tanto opinabile, né una sua opinione personale sulla Costituzione, ma è ciò che ha detto la stessa Corte costituzionale nella sentenza (203/1989) che stabiliva il principio supremo della laicità nel nostro Stato. Testualmente: “Il principio di laicità, quale emerge dagli artt. 2, 3, 7, 8, 19 e 20 della Costituzione, implica non indifferenza dello Stato dinanzi alle religioni ma garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione, in regime di pluralismo confessionale e culturale” (la multiculturalità quindi è alla base di un principio supremo della Costituzione!). Questo passaggio andrebbe studiato da quelli che (quasi tutti) sostengono più o meno direttamente il contrario, facendo affermazioni avverse ai principi della Costituzione, il più delle volte autoproclamandosi difensori della stessa.

Niente concordato e responsabilità dei Comuni

Accanto ad una questione di libertà fondamentali e di diritto costituzionale, nelle parole di Conte ce n’è una che arriva al diritto amministrativo e alle responsabilità delle amministrazioni comunali. Per prima cosa, viene ribadita la libertà religiosa citando l’art. 19 della Costituzione, senza anteporre alcun “accordo con lo Stato” come fanno Salvini&Co. Le intese (cioè i “concordati” non cattolici dell’art. 8) sono infatti opzionali ed è lo Stato che non vuole sottoscriverle con tutte le minoranze (nessuna confessione rinuncerebbe all’8×1000). Di sicuro lo Stato non la sottoscriverà con i musulmani, continuando ad un deplorevole atteggiamento di rimando infinito, doloso, come la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha da poco stabilito che l’Italia ha fatto per mezzo secolo con i Testimoni di Geova (this is Italy!). Ribadire la necessità di un preventivo “accordo”, oltre che incostituzionale, è pretestuoso, proprio come il sindaco di Venezia che rimanda il tutto ad un maggiore, e non meglio definito (in quando non misurabile), grado di integrazione dei bengalesi. Più che nell’incertezza del diritto siamo alla perversione del diritto. È stata infatti sempre la Corte costituzionale, in diverse sentenze (a partire dalla 59/1958), a ribadire la consecutio logica che non entra nella mente illogica di molti (con una prova di logica pre-selettiva molti politici e giornalisti di grido sarebbero in cerca di lavoro, senza questa pre-selezione invece i costi della politica illogica li sosteniamo noi e la politica mantiene la stampa illogica). La disponibilità di un luogo di culto è un prerequisito della libertà religiosa che è a sua volta una libertà fondamentale, incomprimibile. Non dovrebbe essere cioè oggetto di discussioni politiche/giornalistiche degeneri, come quelle a cui siamo abituati. Tantomeno, per il paradosso di Popper, dovremmo tollerare il continuo anteporre un “accordo”, da pare di chi non lo vuole, quando questo per la stessa Corte costituzionale è una conseguenza della libertà religiosa, non una causa (ripetiamo per i più duri di comprendonio: il luogo di culto è un prerequisito della libertà religiosa, che a sua volta è una libertà fondamentale, dalla quale possono discendere eventuali “accordi”, che non riguardano i luoghi di culto né la piena libertà religiosa bensì, sostanzialmente, l’8×1000).

Ma chi è allora che avrebbe il pallino delle moschee in mano? Come ribadito dallo stesso Conte, sono le amministrazioni locali (i comuni) a dover prevedere luoghi di culto, per tutti, sul piano regolatore (anche qui, le sentenze si sprecano…).

Galli della Loggia come la Fallaci, Conte come Terzani?  

Dalle pagine dello stesso giornale dove 25 anni fa Oriana Fallaci iniziava la sua crociata de panza, questa estate Ernesto Galli della Loggia (con ben 3 interventi sul Corriere della Sera) si è scagliato in modo veemente contro la multiculturalità (quindi contro la Costituzione) e, soprattutto, ha sorpassato a destra il Ministro Valditara a proposito della necessità di una scuola che si occupi di infondere uniformità culturale. Quando Conte ha rilanciato il post-woke che arrivava da oltre oceano, il sottoscritto ha espresso preoccupazioni (non sulle sorti del woke ma) su come questo cambio di paradigma avrebbe potuto influenzare la discussione sulla presenza islamica dominata dallo spauracchio dell’islamizzazione (che è un frame dell’anti-wokeismo di destra). Avevo fatto ipotesi pessimistiche poi lo stesso Giuseppe Conte mi ha spiazzato dopo 10 giorni. Tra l’altro, scrivevo proprio dell’assenza di risposte autorevoli a Galli della Loggia e, su Rinascita, Conte lo ha proprio preso di petto (chapeau!). Sono fermamente convinto che quando nel dibattito politico si presentano intellettualoidi che ammantano di aulico le perverse posizioni che sostengono la cosa diventa più perniciosa di quando 10 Salvini si mettono a starnazzare. Non sempre le repliche sensate trovano la stessa eco, come accadde alla controparte di Oriana Fallaci sulle pagine dello stesso giornale. Parlo ovviamente di Tiziano Terzani. Nessuno quasi ricorda le sue repliche, e lui non era certo un islamofilo (lo dico da lettore di tutti i suoi libri). I suoi interventi furono raccolti in uno dei suoi libri meno fortunati (di certo meno fortunati di La rabbia e l’orgoglio, della Fallaci): Lettere contro la guerra.

Auspicavo una replica a Galli della Loggia fatta da un politico autorevole, ma non ci speravo. Sono stato felicemente smentito da Conte. Ma sha Allah.

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Francesco Tieri

Francesco Tieri

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