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Home Coronavirus

Lo studio: 35% degli italiani già infettati, virus in circolo da ottobre

by Laura Presicci
Maggio 3, 2020
in Coronavirus, Italia, Prima Pagina, Salute, Scienza
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Lo studio: 35% degli italiani già infettati, virus in circolo da ottobre
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Un italiano su tre ha già contratto il virus. Anche al sud si registrano percentuali molto alte. Questi i risultati di un studio sulla diffusione del Coronavirus condotto da un team di ricercatori e medici del Maleam spa – società di proprietà statunitense con una sede anche a Bitonto.

“Noi stessi ci siamo sorpresi. Oltre al nostro test, ne abbiamo utilizzato uno cinese e uno statunitense. Stessi risultati e nessuno li ha mai smentiti. Su un campione di 100 persone, a Napoli 38 erano positive e a Bari 36. La verità scientifica è questa. Poi se questi dati non devono emergere e si vogliono raccontare altre verità, è un discorso diverso”, questo quanto ha affermato da Pasquale Mario Bacco, amministratore delegato della società, medico e co-autore della ricerca.

 

Questi dati, secondo quanto raccontato dal medico, sono stati comunicati alla presidenza del Consiglio dei ministri, ma la protezione civile non ha mai contattato il team

Pasquale Mario Bacco
Il 35% della popolazione infettata
Lo studio afferma che il 35% della popolazione è stata infettata, è dunque impossibile che il 90 per cento degli italiani sia ancora estranea al virus secondo Bacco, “Per noi che studiamo la microbiologia, è folle. Significa negare l’elemento caratterizzante, e cioè la forte propagazione”.
Coinvolte oltre 5mila persone sane durante la ricerca di anticorpi, divise per regioni, sesso, età. “È il classico prelievo di una goccia di sangue dal polpastrello, sono emersi picchi del 50 per cento: una persona su due manifestava anticorpi. Una conferma della capacità di infettare del Coronavirus e di essere prevalentemente asintomatico. Indagando sugli anticorpi, abbiamo scoperto quanto fossero datati. Ecco perché il nostro studio è insidioso: il virus era in Italia da ottobre. Le famose polmoniti da legionella erano già da Coronavirus, ma non di questo”.

Il virus lombardo è diverso da quello siciliano

Il virus ha trovato il clima ideale al Nord, pur essendo circolato anche al Sud, ma è al Nord che si è modificato diventando più aggressivo.“Il virus lombardo è diverso da quello siciliano. Credo che nel meridione non avremo mai quello che è accaduto al Nord: non come numero di infettati perché la differenza non è tanta, ma come incidenza clinica. Qui si può essere fiduciosi per la stagione estiva perché il clima gioca a favore. Il virus ci sarà ancora, ma non ce ne accorgeremo”. La Maleam Spa ha prodotto un test sierologico “interamente made in Italy” già presente sul mercato e utilizzato da aziende come Amazon e Ferrari.

L’importanza del test per la fase 2
Se l’esame fosse stato adoperato in queste settimane, nella fase 2 che stiamo per affrontare, non sarebbe necessario nemmeno utilizzare protezioni se si risulta positivi al test sugli anticorpi e negativi al tampone. “Abbinando test e tamponi, potremmo liberare il 25% della popolazione, individuando i soggetti immunizzati naturalmente”, ha spiegato Bacco.
Chi è negativo al tampone e ha gli anticorpi può tornare nella società.
“Se sono positivo all’anticorpo, faccio il tampone e, se sono negativo, non posso infettare né essere infettato. Chi è negativo al tampone e ha gli anticorpi può tornare nella società. Nei reparti Covid potrebbero lavorare medici e infermieri immunizzati. E operare senza protezioni, di cui c’è grande carenza, proprio perché hanno sviluppato questo vaccino naturale. Poi fare la stessa cosa per le fabbriche, i servizi pubblici”.
La presenza degli anticorpi equivale all’imunità?

La comunità scientifica non ha ancora decretato se la presenza di anticorpi equivalga all’immunità, secondo Bacco essere positivi al test significa essere immuni “almeno per quattro mesi”. “Per sicurezza l’esame va ripetuto a distanza di 7 giorni. I tamponi possono dare risultati anomali, invece il test si basa su un elemento che contiene tutto di noi e cioè il sangue.”

Alla fine conclude Bacco, l’amministratore delegato della società: “In Italia ci sono anche altre aziende che li producono e sono tutti validi. L’importante è capire che vanno utilizzati”.

Tags: contagioCoronaviruscovid19infettatiItalianord italiapopolazionesud italiavirusvirus lombardo
Laura Presicci

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