• Redazione
  • Contatti
venerdì, Ottobre 2, 2026
No Result
View All Result
NEWSLETTER
La Luce
  • Chi siamo
  • Sostienici
  • Editori della Luce
  • Voci
  • Mondo
  • Italia
  • Fede
  • Palestina
  • English
  • Chi siamo
  • Sostienici
  • Editori della Luce
  • Voci
  • Mondo
  • Italia
  • Fede
  • Palestina
  • English
No Result
View All Result
La Luce
No Result
View All Result
Home Islam

Meloni e l’Islam, la parte (inventata) per il tutto

by Davide Piccardo
Ottobre 2, 2026
in Islam, islamofobia, Italia, Politica, Voci
0
Meloni e l’Islam, la parte (inventata) per il tutto
0
SHARES
0
VIEWS

Con il decreto scuola e la campagna “Nessuna resti nascosta” la destra di governo presenta il niqab e i matrimoni forzati come se fossero l’Islam, e intanto evita di rispondere sul diritto di culto dei cittadini musulmani e sulla situazione economica del Paese.

Da qualche settimana Giorgia Meloni e le destre lavorano sempre allo stesso modo. Scelgono un aspetto estremamente minoritario, come il niqab, oppure una pratica che l’Islam condanna, come il matrimonio forzato, e nella comunicazione politica lo fanno diventare il simbolo di un’intera religione. A volte basta accostare parole e immagini che non c’entrano nulla tra loro. Alla fine nell’opinione pubblica resta l’idea di un Islam fatto di donne coperte e costrette, cioè di cose che riguardano pochissime persone o che i musulmani per primi rifiutano.

Il calendario lo mostra bene. Il 20 settembre Meloni ha lanciato il tema alla festa Fenix, il 24 il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto scuola con il divieto di niqab in classe, multe fino a 1.000 euro per le famiglie e il tetto del 30% di alunni stranieri nelle prime classi. Il 1° ottobre Fratelli d’Italia è partito da Potenza e Matera con “Nessuna resti nascosta”, venti tappe per raccogliere firme su una proposta di legge che tiene insieme velo integrale, matrimoni forzati, certificati di verginità e controllo dei luoghi di culto.

Niqab e matrimoni forzati nello stesso testo

In Italia il matrimonio forzato è reato dal 2019. Per il diritto islamico, poi, un matrimonio senza il consenso della donna non è valido, quindi parliamo di una pratica che va contro la religione oltre che contro la legge. Anche i certificati di verginità non hanno niente a che vedere con la vita di fede dei musulmani italiani. Inserirli nella stessa proposta che si occupa di velo e di moschee serve a far credere che vengano dallo stesso mondo e che vadano trattati con gli stessi strumenti.

Sul niqab il governo non ha dato numeri. Le famiglie delle studentesse che lo portano verranno multate, ma nessuno sa dire quante siano, e se il dato non esce è probabile che si tratti di pochissimi casi in tutto il Paese. Una legge su un fenomeno così piccolo ha senso solo come messaggio, e il messaggio è che Islam e donna sottomessa sono la stessa cosa.

L’obiettivo è trasfigurare e occultare l’Islam

Nelle dichiarazioni della maggioranza non compare mai l’Islam come religione abramitica di quasi due miliardi di persone, che riconosce Abramo, Mosè e Gesù, venera Maria e ha alle spalle secoli di rapporti con il cristianesimo. Dal Concilio Vaticano II la Chiesa cattolica ha fatto del dialogo con i musulmani uno dei punti fermi del suo insegnamento, e la destra che si richiama ai valori cristiani preferisce non ricordarlo.

Non compaiono nemmeno i milioni di musulmani che vivono in Italia, molti dei quali sono cittadini italiani. Lavorano in fabbrica e negli ospedali, hanno aperto imprese e negozi, insegnano, studiano all’università, partecipano alla vita dei loro quartieri. Da trent’anni le comunità tengono aperti i loro centri con soldi propri. Raccontarli per come sono costringerebbe a spostare la discussione su un altro piano, quello dei diritti che lo Stato non riconosce loro.

Il diritto di culto e il mantra dell’intesa

I musulmani in Italia pregano spesso in capannoni, garage e scantinati, perché leggi regionali e regolamenti comunali rendono quasi impossibile aprire una moschea. La Corte costituzionale è dovuta intervenire più di una volta, per esempio nel 2016 sulla legge lombarda, per ribadire che la libertà religiosa non può dipendere dall’esistenza di un’intesa con lo Stato. Su questo il governo non dice niente, e le polemiche sul niqab aiutano a non parlarne.

Salvini e la Lega continuano a ripetere che senza intesa non ci possono essere moschee, e giuridicamente è un’affermazione falsa. L’articolo 19 della Costituzione riconosce a tutti il diritto di professare la propria religione e di esercitarne il culto in privato e in pubblico, senza bisogno di accordi. L’intesa dell’articolo 8 regola materie specifiche, tra cui l’otto per mille, l’assistenza religiosa negli ospedali e nelle carceri e le festività, e non c’entra con la possibilità di pregare. L’Italia l’ha firmata con valdesi, ebrei, buddisti, induisti, ortodossi e mormoni. Con i musulmani, che sono la seconda comunità religiosa del Paese, lo Stato non l’ha mai voluta concludere, e adesso chi la blocca da decenni la usa come argomento contro le moschee.

Anche sul velo la legge esiste già. La legge 152 del 1975 vieta di rendersi irriconoscibili senza giustificato motivo, e nel 2008 il Consiglio di Stato (sentenza n. 3076) ha chiarito che il motivo religioso è un giustificato motivo e che per la sicurezza basta l’obbligo di farsi identificare quando serve. I ministri lo sanno, o dovrebbero saperlo.

A diffondere queste idee non sono più soltanto commentatori o profili anonimi sui social, ma esponenti di governo e dirigenti di partito. Gennaro Sangiuliano ha pubblicato la foto di una donna velata a Napoli parlando di “pericolo islamizzazione”. La Lega propone un registro degli imam e un albo delle moschee che per nessun’altra confessione sarebbero mai pensabili. Fratelli d’Italia vuole chiudere i centri dove circolerebbero “odio e superiorità”, e non spiega chi dovrebbe deciderlo né con quali criteri.

A Ferrara, davanti ai licei Roiti e Ariosto, Azione Studentesca ha appeso volantini con scritto “Fuori l’islamismo dalle scuole. Scegli da che parte stare”. In quelle scuole ci sono ragazzi musulmani italiani che fino al giorno prima erano semplicemente studenti come gli altri. Sono passati pochi giorni dal decreto.

Musulmani come paravento dei fallimenti governativi

Il governo ha poco da rivendicare sui temi che pesano davvero sulla vita delle persone. I salari sono fermi mentre i prezzi salgono e molte famiglie fanno fatica ad arrivare a fine mese. In politica estera l’Italia ha seguito scelte prese altrove e ne sta pagando il costo. Anche gli sbarchi non funzionano più come argomento, visto che il 30 settembre Piantedosi ha rivendicato un calo superiore all’80% rispetto al 2023. A quel punto alla destra resta l’odio verso i musulmani e il conflitto sociale che ne deriva, con Fratelli d’Italia, Lega e Vannacci impegnati a superarsi a vicenda.

Tutto questo funziona perché da anni una parte dei giornali e delle televisioni racconta ogni fatto che coinvolge un musulmano come uno scontro tra civiltà. Senza quel lavoro una campagna come “Nessuna resti nascosta” avrebbe molta meno presa.

Attacco alle scuole

Il tetto agli alunni stranieri nelle prime classi non si può applicare. Dei circa 930mila studenti senza cittadinanza italiana il 65% è nato in Italia, parla italiano, spesso con l’accento della città in cui è cresciuto, e risulta straniero solo perché la legge sulla cittadinanza non è stata cambiata. Le classi in cui gli alunni con vere difficoltà linguistiche superano il 30% sono lo 0,5%. Una soglia del genere era già prevista da una circolare Gelmini del 2010, e nessuno se n’è accorto.

Al Nord la demografia rende la misura irrealizzabile. In molti quartieri di Milano, Brescia, Bergamo e Torino e in tanti comuni della provincia industriale una parte consistente dei bambini nati negli ultimi anni ha genitori stranieri, mentre le nascite da genitori italiani calano da tempo. Applicare la quota vorrebbe dire mandare questi bambini a scuola in un altro quartiere o in un altro comune, con classi che altrove si svuotano. In parecchie zone sono proprio loro a evitare la chiusura delle scuole.

Al governo bisognerebbe chiedere conto di questo, e dei luoghi di culto che mancano a centinaia di migliaia di cittadini musulmani, più che inseguirlo sul niqab.

Tags: IslamMeloniMusulmaniNiqabScuola
Davide Piccardo

Davide Piccardo

Direttore editoriale

Recommended

La città dei vivi: il libro alla Truman Capote sul delitto Varani

6 anni ago
C’era una volta un’altra Italia, piena di bambini e guidata da politici veri

C’era una volta un’altra Italia, piena di bambini e guidata da politici veri

6 anni ago
Bruciati vivi e fatti a pezzi: raid israeliano incenerisce 45 civili palestinesi nella zona ”sicura” di Rafah, suscitando indignazione globale

Bruciati vivi e fatti a pezzi: raid israeliano incenerisce 45 civili palestinesi nella zona ”sicura” di Rafah, suscitando indignazione globale

2 anni ago

Popular News

  • I Rothschild e la vendita della Palestina

    I Rothschild e la vendita della Palestina

    0 shares
    Share 0 Tweet 0
  • Netanyahu sotto scacco: gli avvertimenti prima del 7 ottobre, il viaggio segreto ad Abu Dhabi e l’elezione che può decidere il suo futuro

    0 shares
    Share 0 Tweet 0
  • Exoterismo, esoterismo ed iniziazione nell’Islam- Intervista a Shaikh Idris Lodovico Zamboni 

    0 shares
    Share 0 Tweet 0
  • Dalla scuola all’esercito israeliano, coi beni pubblici: il caso Sant’Ambrogio imbarazza Roma

    0 shares
    Share 0 Tweet 0
  • “EscurSIONISTA”: inchiesta esclusiva su Giovan Battista Brunori, la moglie sionista, e le domande che la Rai non vuole affrontare

    0 shares
    Share 0 Tweet 0

Connect with us

La Luce

© 2026 La Luce News. Tutti i diritti riservati.

Navigo il sito

  • Redazione
  • Contatti

Seguici

No Result
View All Result
  • Chi siamo
  • Editori della Luce
  • Sostienici
  • Voci
  • Mondo
  • Italia
  • Fede
  • Palestina
  • English

© 2026 La Luce News. Tutti i diritti riservati.

×