Nepal, khatmandù e poi Lukla a 2400 metri di altezza, uno degli aeroporti a quota e con la pista di atterraggio, in salita, più corta del mondo. Da qui non ci sono più strade carrabili da automobili, inizia un altro mondo: duro, semplice, lento, freddo, maestoso, con panorami mozzafiato, foreste fiorite di rododendri, merci portate a dorso di Yak. Da qui partono innumerevoli trekking, pausa ideale per chi voglia staccare dallo stress della frenetica vita occidentale e per chi voglia prendersi una pausa di riflessione uscendo per un attimo dal “rat race”. Fin qui tutto normale.
Meno normale, e perciò un po’ di inquietudine ti sale, quando ti accorgi che questi piccoli sentieri di montagna letteralmente pullulano di soldati israeliani dell’IDF. Si, proprio i membri dell’esercito genocida sionista, in pausa per sollevarsi dallo stress di ammazzare gente indifesa, donne, bambini, popolazioni civile non belligerante, in Palestina cosi come in Libano, in Yemen, in Siria. Li riconosci subito dall’atteggiamento spavaldo, prepotente, prevaricante. Giovani dall’aspetto prestante, con scarpe militari dell’esercito statunitense, dall’accento inconfondibile e dalle consonanti palatali raschiate, tipiche del Medio Oriente.
Il popolo nepalese, nella sua semplicità, per lo più neanche sa dove si trovi il medio oriente, però sa che bisogna stare alla larga e essere vigili quando c’è questa gente che dice di venire da Israele. Nessuno vuole fargli da guida perché non pagano, molti raccontano come la mattina presto scappino dagli alberghi per non pagare il dovuto.
La mia guida mi ha raccontato di come una donna, proprietaria di una caffetteria li abbia fatti correre a suon di bastonate per non aver voluto pagare la consumazione, con la scusa di non capire la lingua. Tra i tanti sticker lasciati qua e la dai diversi gruppi di alpinisti provenienti da tutto il mondo, ogni tanto si trovano figurine inneggianti ai membri dell’esercito sionista: ogni occasione è buona per fare propaganda senza vergogna, indisturbati, impuniti.
I trekking himalayani del Nepal non sono altro che una delle diverse mete scelte dai sionisti per rilassarsi dopo la fatica di ammazzare. In Thailandia, Brasile si raccontano storie del tutto simili. Anche in Italia accade lo stesso, ma sembra che la maggior consapevolezza della popolazione consigli ai membri dell’esercito, sui quali ricordiamo pende un mandato della corte penale internazionale, di avere un atteggiamento più discreto, chiudendosi nei resort di lusso, alla bisogna protetti dalla polizia italiana, pagata da noi, per vigilare su chi ha la coscienza sporca e il sonno, speriamo, leggero.
Non è possibile che questa gente possa girare indisturbata per il mondo, dopo aver commesso crimini cosi atroci. Il minimo che ogni persona responsabile possa fare è far sentire il proprio disappunto, rendere disagevole la permanenza a questi assassini ovunque li si incontri, non prestare loro servizi, ospitalità, aiuto di qualsiasi tipo. Se anche i nostri governi e le nostre istituzioni, non danno voce alle istanze scaturite dalle violazioni del diritto internazionale e dei principi umanitari e del sentire comune, tutti noi, musulmani in primis, abbiamo il dovere di fare la nostra parte quando possibile. Boicottiamo gli assassini in vacanza, boicottiamo non solo Israele nelle sue attività commerciali aderendo al movimento BDS, ma oggi è il momento di boicottare i singoli israeliani e tutti i sionisti, facciamo sentire loro che non sono i benvenuti, che non possono girare indisturbati e finanche orgogliosi, è il minimo che possiamo e dobbiamo fare in difesa dell’umanità tutta e della civiltà, finché ce ne rimarrà almeno un po’ da difendere.


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