Qualche giorno fa, come ormai arcinoto, l’eurodeputato leghista e vicesegretaria della Lega, Silvia Sardone, in agguato in un quartiere torinese a forte presenza di immigrati, in gran maggioranza musulmani, accompagnata da un operatore col compito di filmarla per documentare la crescente e incresciosa “islamizzazione” di alcuni quartieri torinesi, incappa in una malcapitata donna colpevole di essere abbigliata col velo integrale e, letteralmente, l’aggredisce verbalmente.
La donna che stava spingendo una carrozzina con una bambina di pochi anni, cosa non irrilevante, chiede di non essere ripresa, ma la vicesegretaria leghista ed eurodeputata non trova di meglio che bullizzarla dando fondo al classico e ormai usurato repertorio antiislamico.
Silvia, alzando notevolmente il volume della sua vocetta acuta e anche piuttosto sgradevole, urla frasi sconnesse, ma tutte violente e offensive; invita la donna, che porta il niqab, cioè il velo integrale, ad andare ad Islamabad (città di cui con tutta probabilità ignora la localizzazione; però Islamabad nella situazione e nella sua testa in quel momento suona bene), e le dice tra l’altro che l’abito che la ricopre è, testuale, “un sacco della spazzatura”, con l’evidente conseguente sottotesto che se il tuo abito, ossia ciò che ti contiene è un “sacco della spazzatura”, tu altro non sei che spazzatura.
Insomma, Silvia Sardone, una delle più note ed attive passionarie leghiste scatenate in una guerra da tempo ormai aperta e molto aggressiva all’Islam in Italia, ha semplicemente bullizzato verbalmente offendendo una donna colpevole ai suoi occhi, oltre di essere palesemente musulmana, di aver scelto di coprire il suo volto, fatto per l’eurodeputata leghista assolutamente intollerabile.
Sul divieto in Italia di coprirsi integralmente il volto le cose non sono così semplici, perlomeno non così semplici come la Sardone e con lei una legione di difensori dell’Italia cristiana pensano che siano. Ma per questa specie di novella Giovanna d’Arco (che la Pulzella di Orleans ci perdoni) è probabilmente un dettaglio di poca o nessuna importanza.
La Sardone ignora, o forse finge di ignorare, che non c’è in Italia un divieto assoluto sulla copertura totale del volto. Chiunque, per un qualsiasi motivo, celi il volto con un casco integrale, un passamontagna, o appunto, come nel caso di alcune donne musulmane, con il velo cosiddetto integrale, dovrà, a richiesta dell’autorità, rendersi riconoscibile. A richiesta dell’autorità, appunto; cioè di un agente delle forze dell’ordine, quindi di un vigile, un poliziotto, un carabiniere; non di una Silvia Sardone qualsiasi a caccia di musulmani e musulmane da umiliare e bullizzare pubblicamente, per poi postare il video della sua gloriosa impresa su YouTube o altrove su un Social qualsiasi.
Il triste episodio di Torino, per quanto eclatante e disturbante, si inquadra in fondo una delle tante azioni che la destra italiana, con la particolare presenza leghista, e di un manipolo di aggressive eurodeputate, porta avanti da tempo nel quadro di quella che è ormai riconoscibile come una vera e propria crociata antiislamica volta a creare nel nostro paese un clima intollerante e da guerra civile a bassa intensità.
Tutto ciò spesso basato su una continua presunzione di colpevolezza, su un permanente processo alle intenzioni. I musulmani, ci dicono, vogliono islamizzare l’Italia, vogliono imporci la Sharia, vogliono le spose bambine, vogliono i matrimoni forzati e via delirando.
La sharia di preciso non sanno bene neppure cosa sia, non sanno neppure che è una legge che si applica in uno Stato musulmano, e non è il caso dell’Italia, alla sola comunità musulmana, ma poco importa, a lor signori basta riempirsi la bocca con una parola che un po’ di impressione fa.
La signora Cisint, altra ultras antimusulmana, di cui si ricorda la straordinaria e pervicace azione in quanto sindaco di Monfalcone per impedire alle donne musulmane di fare il bagno coperte, ché lei le donne al mare le vuole nude, è da tempo impegnata, prima come sindaco di Monfalcone, ora anche lei come eurodeputata, a fare del suo meglio perché i musulmani in Italia, in spregio al dettato costituzionale, non abbiano luoghi adeguati in cui pregare, in cui praticare il proprio credo religioso.
Il teorema della Cisint, e di tutti i media e di tutto lo schieramento politico che la spalleggia, è semplice. I quasi tre milioni di musulmani residenti in Italia, gran parte dei quali in possesso della cittadinanza, non devono pregare, come spesso fanno, arrangiandosi come possono in locali di fortuna adattati ad essere sale di preghiera. Eh no, ci dicono in coro le Cisint d’Italia: un garage, un magazzino, uno scantinato, un ex supermercato, un qualsiasi altro locale, deve avere una destinazione d’uso specifica, e se questa destinazione d’uso non è quella prevista per una funzione religiosa, il locale in questione è abusivo, e quindi va chiuso.
Ed ecco presidi leghisti per ottenere la chiusura di questa o quella moschea, di questa o quella sala di preghiera, presidi spesso accompagnati da interventi mirati nei quartieri cittadini per ottenere l’appoggio della popolazione “italiana”.
Bene, si fa per dire, le moschee regolari in questo Paese sono circa una dozzina, il che significa che ognuna di esse dovrebbe accogliere più o meno duecentocinquantamila fedeli, in un Paese dove invece le chiese cattoliche sono ben venticinquemila.
E allora, che fare? Ma è semplice, uno può ingenuamente pensare, costruiamo nuove moschee regolari. Ma anche questo non va bene per la Lega, per Fratelli d’Italia e per tutto il non irrilevante apparato mediatico che hanno alle spalle.
No, l’Italia è un paese cristiano-cattolico e nuove moschee turbano il territorio e l’animo dei cittadini italiani che, se anche in maggioranza non sono più ferventi cattolici, comunque le moschee non le vogliono. E quindi niente nuove moschee.
Da tutto ciò si evince, che, ancora una volta in barba al dettato costituzionale, che i musulmani in Italia, se proprio vogliono pregare secondo i dettami della loro religione, lo facciano a casa loro e non disturbino.
Non è necessaria una laurea in sociologia per capire che tutto ciò è finalizzato a creare un clima di diffidenza, ostilità e perfino odio nei confronti di una comunità, quella musulmana, -clima che comincia a dare i suoi primi frutti avvelenati come l’incendio della moschea di Cagliari- alla quale nulla in Italia può essere imputato: quasi tre milioni di persone che nella stragrande maggioranza dei casi, lavorano, studiano, fanno volontariato, contribuiscono insomma al bene comune di questa nazione e aspirano semplicemente ad essere lasciate in pace, e soprattutto lasciate libere di seguire, senza essere molestate, il proprio credo religioso.




