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Home Dibattito

La scienza alla luce dell’Islam è comprendere il senso delle cose

by Giuseppe D'Amico
Luglio 1, 2020
in Dibattito, Fede, Scienza, Voci
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La scienza alla luce dell’Islam è comprendere il senso delle cose
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In quest’epoca cosi ricca di cambiamenti e di problematiche inedite per il genere umano, tutti in generale, e gli uomini di scienza in particolare, sono chiamati a discernere tra cosa sia giusto fare e cosa no. A causa della grande quantità di informazioni e il comporsi delle situazioni più diverse, spesso inedite, gli eventi rischiano di venire subiti più che gestiti, relegando cosi l’uomo ad una posizione di mero esecutore.

In questo contesto l’orientamento messo a disposizione dalla scienza religiosa islamica rappresenta una fonte di inestimabile valore per il musulmano e non solo, in quanto la logica ragionevolezza di certi principi può essere facilmente comprensibile da chiunque.

Va chiaramente oltre lo scopo di queste righe un’illustrazione del problema secondo la giurisprudenza islamica e delle sue fonti, più semplicemente vorremmo illustrare la riflessione personale di un musulmano di fronte alle sfide imposte dalla modernità.

Vale la pena chiarire un punto importante per la comprensione dei termini del discorso. Legge ed etica nell’islam sono fondamentalmente unite.

A tutta prima quest’ultima affermazione per una mente occidentale richiama una realtà di restrizioni poco ragionevoli, in realtà non sfuggirà ai più riflessivi, come invece la ricerca di una intrinseca moralità in tutte le proprie azioni rappresenti non solo una idea alta di giustizia, ma anche la possibile soluzione per la scissione tra legge ed etica, tra ciò che è possibile e ciò che è utile, che rappresenta uno dei grandi problemi odierni conseguenti da una legislazione che vuole essere laica. 

Tre principi, chiari e largamente condivisi da tutti i musulmani, saranno sufficienti per un ragionamento semplice e consequenziale

Con la parola “Tawhid” si indica il principio secondo cui assolutamente tutto deriva dal nostro creatore. Da questa idea chiaramente procedono una quantità quasi inesauribile di osservazioni, tra cui di sicuro la concezione dell’unità di tutto il creato in un disegno unico ed armonioso, esatto, equilibrato, fatto di leggi immutabili.

Ciò significa anche che ogni cosa in essere ha un suo senso e quindi un suo valore intrinseco non solo utilitaristico, ancor di più perché in inter-connessione con tutto il resto del creato.

Ogni creatura, anche inanimata, è perciò unica e non replicabile, è inoltre una traccia del principio che tutto governa, e per tale motivazioni essa merita considerazione e rispetto.

Fitra: descrive la natura primordiale della creazione e in essa l’uomo, il quale la può riconoscere in se stesso in modo innato. Il concetto di Fitra porta in se l’idea che esista un ordine naturale delle cose che è il migliore possibile, la rottura del quale è frutto di danno per se e per gli altri, il cui disconoscimento è frutto dell’ignoranza.

Ad esempio le dicotomie giusto/ingiusto, bello/brutto, sarebbero insite nell’uomo naturale, non corrotto dalla cultura o dimentico di se stesso. Per lo stesso motivo, a nessuno sarà necessario spiegare ad esempio che le parole del Profeta Gesù (psl) come “chi è senza peccato scagli la prima pietra”, possiedono una verità e una giustizia innegabili. 

Khilafa: indica la responsabilità dell’uomo verso il creato, in quanto esso è custode e non proprietario del creato. L’azione dell’uomo sul creato deve quindi essere sensata metafisicamente e benefica materialmente non solo per se stesso ma per la creazione tutta.

Da queste premesse sarà facile capire il perché ad esempio l’estinzione di una specie animale oltre ad essere chiaramente dannosa per l’ecosistema è anche una responsabilità dell’essere umano, o perché il trattamento disumano che riserviamo a gli animali di cui ci nutriamo e non solo è qualcosa di assolutamente contrario ai principi dell’islam.

Nella giurisprudenza islamica il diritto alla procreazione fa parte dei 5 diritti fondamentali che l’islam garantisce a tutti, anche agli animali in cattività, per cui il bestiame dovrebbe essere lasciato libero di allattare la propria prole e la maggior parte dei giuristi sono contro la pratica della sterilizzazione degli animali.

Molta attenzione è data dalla legge islamica all’equa e sostenibile distribuzione delle risorse, per cui l’acqua, la legna da ardere e i pascoli non possono essere patrimonio esclusivo di qualcuno, figuriamoci cosa dovrebbe pensare un musulmano di chi brevetta semi o sequenze genetiche.

Snaturare la creazione, modificarla a scopo utilitaristico sono azioni contro la fitra e quindi contro l’uomo e la legge alla quale deve rispondere dentro e fuori di se, negare ciò significa negare se stessi e cioè la propria umanità più profonda.

Non sono solo l’ingegneria genetica o il consumo eccessivo delle risorse i temi su cui il musulmano è invitato a riflettere approfonditamente, ma anche temi più quotidiani come la sintesi, la somministrazione e l’uso di sostanze che tossiche o potenzialmente tali.

La ricerca scientifica, lungi dall’essere demonizzata, in una prospettiva islamica, dovrebbe essere indirizzata più alla comprensione del senso delle cose che al loro meccanismo. Capire l’armonia del tutto è scopo precipuo del ricercatore musulmano, il quale cercherà di agire il più possibile alla luce di questa comprensione allo scopo di poter aver coscienza delle implicazioni delle proprie azioni.

Idealmente chi voglia operare scientificamente dovrebbe più che imporre assecondare, più che sfruttare custodire.

In altre parole ci dovrebbe essere una spinta più che all’analisi alla sintesi e soprattutto alla scoperta delle leggi fisiche, biologiche, chimiche che regolano l’esistenza. Sempre in quest’ottica il medico musulmano che voglia crescere, dovrebbe soffermarsi prima su una fisiologia ampia, cioè non solo fisica ma anche psichica e sociale, per poi interessarsi e operare sulla patologia.

Quello che ci divide di più da questo modo di vedere le cose è una corretta valutazione, cioè il saper dare il giusto peso alle cose, come ci impone il Tawhid e aver il corretto punto di vista sulla vita (khalifa).

La capacità di discernimento dell’uomo non deve essere inculcata ma solamente risvegliata (Fitra). Dare valore a qualcosa, riconoscere anche il suo segreto, perché tutto ha un segreto, significa rispettarla e di conseguenza anche più facilmente amarla.

Non distruggeremmo noi stessi e il mondo in cui viviamo se dessimo il giusto valore alle cose. Abbiamo bisogno di amarci un po’ di più.  

    

Tags: IslamScienza
Giuseppe D'Amico

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