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L’anti-wokeismo ha vinto sull’anti-fascismo. Ora tutti contro l’islamizzazione?

by Francesco Tieri
Agosto 22, 2026
in Italia, Politica, Prima Pagina
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L’anti-wokeismo ha vinto sull’anti-fascismo. Ora tutti contro l’islamizzazione?
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Dopo la Cortez negli USA, in Italia è Giuseppe Conte a scaricare il dogma woke. Ma da noi ci sono AVS e il M5S non il DSA. In Italia Ocasio-Cortez, Mamdani, el-Sayed e Siddique potrebbero ad oggi non aver ottenuto la cittadinanza, negli USA sono tra i riferimenti del nuovo che avanza.

 

Il Momento elettorale

Come fosse Antani, il leader del M5S Giuseppe Conte scrive che il non meglio definito pensiero woke non può (più) essere al centro dell’agenda politica del centrosinistra (Repubblica, 21 agosto), omettendo di nominare la Ocasio-Cortez che in questi giorni ha fatto altrettanto negli USA.

Al metto della sudditanza nei confronti di ciò che arriva da oltreoceano, il timing di tali uscite è squisitamente elettorale, così come i nomi che se ne fanno carico. Negli USA siamo alla vigilia delle elezioni di midterm 2026 e in Italia ci stiamo preparando al doppio mega appuntamento elettorale del 2027, che forse sarà accorpato: il rinnovo del Parlamento e le elezioni amministrative in oltre 2mila comuni, tra cui i 7 principali capoluoghi. La Cortez punta alle presidenziali 2028, Conte ambisce alla pole position nel campo largo. In comune sembrano avere che l’attacco all’avversario (Trump o Meloni) ormai non rende più. Forse in Italia si è capito che il mantra del pericolo delle destre non funzionerà, fosse solo perché le destre sono già al Governo e la gente mediamente, a pelle, questo fascismo non lo avverte, o magari lo apprezza! L’anti-fascismo quindi si è arreso all’anti-wokeismo e, dopo malriuscite piroette per una declinazione progressista in materia di sicurezza, assistiamo ora all’autocritica sul woke (di cui comunque si aveva oggettivamente bisogno).

Negli USA la Cortez ha definito “folle il primo woke” e, con l’organizzazione DSA (Democratic Socialists of America), potrà insistere credibilmente su caro vita, sanità pubblica e Gaza (e speriamo non ci propinino un secondo woke). In Italia invece cosa proporrà il campo largo di credibile? Tolto il woke e il greenwashing, cosa resta di AVS? Ce li vedete Bonelli e Fratoianni che chiedono a Gualtieri e Sala di allestire a Roma e Milano i supermercati sociali come sta facendo Mamdani a New York? Al campo largo resterebbe quindi il M5S, che ha deciso di definirsi forza progressista (cioè non di destra) con un voto on-line il 24 novembre 2024 (dopo 20 anni di esistenza). Nella XVIII legislatura Giuseppe Conte è stato premier 2 volte, sostenuto prima dalla Lega poi dal PD, un trasformismo di proporzioni inedite anche in un paese come l’Italia.

 

Le differenze USA – Italia

Accantonato mai del tutto il veltronismo obamiano, il PD non ha mai trovato una via. La pandemia ci ha fatto dimenticare che nelle elezioni 2018 il M5S (che correva da solo e non aveva ancora votato on-line per il progressismo) doppiò il PD, che fu anche eguagliato dalla Lega, la quale dominò poi le elezioni europee del 2019. La vittoria del centrodestra nel 2022 non è stata quindi un incidente di percorso, così come non lo è stata la rielezione di Trump nel 2024. Ma il centrosinistra americano ha una composizione diversa rispetto a quello italiano e in esso da tempo ha trovato spazio il movimento politico di sinistra DSA (sinistra-sinistra, non centro-sinistra). Si tratta del cappello che accomuna Ocasio-Cortez, Mamdani e parte del sostegno a el-Sayed. Il co-presidente di DSA è Ashik Siddique, di famiglia bengalese musulmana. Questi nomi in Italia, ipotizzando un lieto fine non scontato per il loro ottenimento della cittadinanza, non avrebbero altro spazio politico se non quello concesso dal paternalismo progressista e starebbero probabilmente a gridare al pericolo delle destre e a rivendicare il ruolo di risorsa multiculturale. Sarebbero cioè dei gregari e non dei leader con proposte politiche che esulano dal loro background migratorio. Se poi anche musulmani… peggio mi sento.

 

Lo spettro dell’islamizzazione

L’anti-wokeismo nasce negli USA. Arrivato sulla sponda orientale dell’Atlantico ha coadiuvato una sorta di internazionale delle destre (sempre meno sovraniste) e in Europa ha trovato le sue declinazioni. Tra queste spicca il frame dell’islamizzazione. Subentrato senza soluzione di continuità al fantasma della radicalizzazione, dopo la (quasi) scomparsa del fenomeno del terrorismo, lo spettro dell’islamizzazione in Italia è molto agitato. Immaginiamo quindi Mamdani nel nostro paese, dove la cittadinanza la si ottiene con la stessa facilità con cui si può arrivare la seconda volta sulla Luna, dove immigrato=musulmano e dove il musulmano è quello che ci vuole islamizzare (e prima era quello che ci voleva distruggere). Senza un’abilità dal fascino esotico (per esempio la vendita dei tappeti persiani), Zohran Mamdani in Italia sarebbe forse costretto ai margini della società!

 

I musulmani italiani nel declino woke

Il paternalismo progressista italiano ha spesso dato spazio politico ai musulmani che in un modo o nell’altro si dimostrassero poco musulmani e/o molto woke, cosa succederà adesso? Finora abbiamo assistito all’assenza di un pensiero politico che si differenzi da “il pericolo delle destre”, “il razzismo”, “l’integrazione”, “la risorsa multiculturale”, oppure (nei musulmani di destra) l’illusione che esista una “destra valoriale”, “per la famiglia” o robe simili. Questo rispecchia la condizione di una comunità avulsa dallo spazio politico pur essendo costantemente oggetto di propaganda elettorale. I musulmani in Italia sono sempre stati schiacciati tra una parte politica che ha convenienza politica ad attaccarli e la parte politica opposta che non ha convenienza a difenderli. Al tutto si aggiunge una scarsa capacità di autotutela.

Questa estate, intanto, Ernesto Galli della Loggia (Corriere della Sera, 28 luglio) ha scritto esplicitamente della necessità che di fronte ai nuovi italiani la scuola attui un processo di deculturalizzazione: la multietnicità si, la multiculturalità no. Il noto storico al momento concede ai non caucasici di avere un colore della pelle diverso ma nella cornice monoculturale. E per lui “non bastano delle direttive ministeriali, per quanto avvedute siano state finora nel loro complesso quelle dell’attuale ministro” (Valditara, ndr). Non gli ha replicato alcun politico “importante” antagonista a Valditara né un intellettuale progressista di pari “fama”. Le critiche sono arrivate dalla sua più giovane collega Vanessa Rogi (Repubblica, 30 luglio) e dall’assessore campano alla scuola, su cui Galli della Loggia ha avuto l’ultima e scortese parola nella stessa pagina di giornale (Corriere della sera, 7 agosto). Per quanto riguarda il tema degli studenti di origine straniera nella scuola italiana, il Ministro Valditara ha annunciato un evento a novembre, vedremo se allora il centrosinistra avrà maturato e paleserà una sua posizione (sera e utile, quindi supercapsule a parte). Nel frattempo, dal mondo delle seconde generazioni è arrivata qualche replica a Valditara sottoforma di “risorsa multiculturale”. Il solito niente insomma.

 

Le elezioni 2027

Le amministrative 2026 hanno palesato il grottesco fenomeno, bipartisan, del candidato musulmano vuoto a perdere. La comunità islamica cuba un bacino di voti che si aggira intorno al milione e questi voti fanno gola a tutti (anche al centrodestra). Abbiamo avuto comuni con più di un candidato musulmano in ogni schieramento con una rappresentazione falsata della presenza islamica. Il risultato, scontato, è che non è stato eletto nessuno ma, soprattutto, abbiamo avuto il vuoto di pensiero politico, l’assenza di valore aggiunto. In teoria la multiculturalità (per lo scrivente) non può che essere una risorsa, ma nella pratica? Manca quella capacità di tramutare la propria diversità in autonomia di pensiero e questo porta all’omologazione nel dibattito pubblico e, qualche volta, a goffi tentativi di contrattazione sottobanco con il noto risultato di non aver ottenuto quanto (forse) richiesto per la propria comunità (obiettivo legittimo, per una comunità religiosa, ma che dovrebbe esulare dallo schieramento politico e dall’arena elettorale, oltre che dal sottobanco). A cosa serve quindi il candidato musulmano? Forse che nel 2027 sarà il baluardo in Italia del non-pensiero woke? Speriamo di no, Dio ce ne scampi!

L’augurio è che in questa comunità, della quale lo scrivente fa parte, parallelamente alle legittime ambizioni politiche personali di chiunque, e parallelamente alle rivendicazioni legittime (e si spera palesi) delle associazioni di rappresentanza, si sviluppi una discussione politica che possa essere veramente un valore aggiunto per il paese, non un mero slogan da “risorsa multiculturale”.

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Francesco Tieri

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