Tre uomini sono sospettati di cospirazione per commettere un omicidio. Il raduno islamico nel Suffolk è stato chiuso in anticipo per una minaccia terroristica dell’estrema destra.
L’estremismo identitario in Europa non è soltanto il folklore di qualche frustrato che colleziona bandiere, rimpiange imperi mai vissuti e trascorre le giornate a spiegare sui social chi sarebbe degno di appartenere all’Occidente. Quando l’odio smette di essere uno sfogo da tastiera, il passo verso la violenza può diventare drammaticamente breve.
L’ultimo caso arriva dal Regno Unito, dove dodici persone sono state arrestate nell’ambito di un’indagine che la polizia antiterrorismo britannica ha definito collegata al “terrorismo dell’estrema destra”. Al centro dell’inchiesta c’è una grave minaccia contro lo UK Ijtima, un grande incontro religioso islamico organizzato a Shrubland Hall, nel Suffolk, tra il 9 e il 12 luglio. All’evento partecipavano circa 15mila persone, riunite per pregare, studiare e discutere.
Proprio quelle attività evidentemente insopportabili per chi considera la libertà religiosa un magnifico valore occidentale, purché a esercitarla sia soltanto la persona giusta.
Quando le autorità sono venute a conoscenza della possibile minaccia, la macchina della sicurezza si è mossa rapidamente. La polizia ha consigliato agli organizzatori di concludere il raduno in anticipo e ha dichiarato un incidente grave per coordinare l’uscita dei partecipanti. Tutti hanno potuto lasciare il luogo senza conseguenze. Dodici sospetti sono stati fermati in diverse località dell’Inghilterra, tra cui Londra, Surrey, Essex, Ipswich e l’area di Manchester.
Otto uomini sono stati arrestati ai sensi del Terrorism Act 2000. Altri tre sono stati fermati perché sospettati di cospirazione per commettere un omicidio, mentre una donna è stata arrestata con il sospetto di aver aiutato un responsabile. Nell’ultimo aggiornamento ufficiale, gli otto uomini restavano in custodia; gli altri tre uomini e la donna erano stati rilasciati su cauzione con condizioni restrittive. L’indagine rimane in corso.
Naturalmente sarà la giustizia a stabilire le responsabilità individuali. Ma il quadro investigativo comunicato dalle autorità è già sufficiente a demolire una delle favole preferite dai professionisti dell’indignazione selettiva: quella secondo cui il fanatismo avrebbe sempre una sola religione, un solo colore della pelle e una sola provenienza geografica.
Questa volta la minaccia non è arrivata da un immigrato appena sbarcato, i da un predicatore straniero estremista. È maturata nell’ambiente dell’estrema destra britannica, tra persone che con che non hanno avuto bisogno di attraversare clandestinamente alcuna frontiera. Gli investigatori le hanno raggiunte direttamente nelle loro case inglesi.
È questo il dettaglio che manda in cortocircuito la retorica dei sedicenti difensori della civiltà: pretendono di proteggere l’Europa trasformandola esattamente in ciò che sostengono di combattere. Perché l’odio non ha colore di pelle né gli estremi di una ideologia me hanno il monopolio. Disprezzano l’intolleranza religiosa, ma soltanto quando è quella degli altri. Denunciano il fanatismo, ma ribattezzano il proprio “patriottismo”. Parlano ossessivamente di sicurezza, mentre la polizia antiterrorismo deve intervenire per proteggere migliaia di cittadini dalle loro presunte imprese.
L’estremista, del resto, possiede sempre un talento particolare: considerarsi un guerriero epico mentre costringe famiglie, anziani e bambini ad abbandonare in anticipo un incontro religioso. Nella sua fantasia sta salvando l’Occidente; nella realtà mobilita reparti antiterrorismo, fa dichiarare un incidente grave e riesce a trasformare una tranquilla domenica nel Suffolk in un’operazione di sicurezza nazionale.
La comandante Helen Flanagan, responsabile dell’antiterrorismo londinese, ha dichiarato che la polizia ritiene che il bersaglio previsto fosse proprio l’evento islamico. Ha inoltre ricordato che le autorità agiranno contro qualsiasi potenziale minaccia, indipendentemente dall’identità delle persone prese di mira.
Ed è esattamente così che dovrebbe funzionare uno Stato civile: nessuna indulgenza per chi invoca Dio, la razza, la nazione, la tradizione o una presunta superiorità culturale per intimidire e aggredire gli altri.
Perché il fanatismo non diventa più nobile quando sostituisce la tunica con una polo, il testo sacro con un manifesto suprematista e lo slogan religioso con una bandiera nazionale. Resta fanatismo: arrogante nelle intenzioni, miserabile negli obiettivi e, quando le istituzioni funzionano, destinato a terminare non in una gloriosa battaglia per la civiltà, ma in una stanza per gli interrogatori.




