La nuova offensiva cambia gli equilibri della guerra yemenita e porta gli Houthi direttamente sul Bab al-Mandab, uno dei passaggi marittimi più importanti del mondo. Gli Houthi hanno ottenuto in pochi giorni una delle loro più importanti vittorie militari degli ultimi anni. Le forze del movimento yemenita hanno conquistato il porto di Mocha e successivamente l’isola di Mayun, conosciuta anche come Perim, situata proprio nello stretto di Bab al-Mandab, tra Yemen e Gibuti.
La loro avanzata ha inoltre portato sotto controllo Houthi gran parte della costa yemenita del Mar Rosso. La posizione è strategica. Il Bab al-Mandab collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e costituisce la porta meridionale della rotta che, attraverso il Canale di Suez, unisce Asia ed Europa. Il controllo di Mayun non significa automaticamente poter “chiudere” lo stretto, ma aumenta sensibilmente la capacità degli Houthi di sorvegliare, minacciare o colpire il traffico navale. Il movimento sostiene che la navigazione internazionale rimarrà libera e che le proprie restrizioni riguardano soprattutto le navi saudite.
La caduta di Mocha è stata particolarmente pesante per il governo yemenita riconosciuto internazionalmente e sostenuto dall’Arabia Saudita. Le sue forze si sono ritirate rapidamente da diverse posizioni sulla costa occidentale, lasciando dietro di sé anche importanti quantità di materiale militare. Filmati diffusi dopo la conquista mostrano veicoli blindati statunitensi M-RAP e M-ATV nelle mani degli Houthi; altre ricostruzioni parlano di almeno una dozzina di MRAP americani insieme a numerosi veicoli NIMR di fabbricazione emiratina, oltre ad armi e munizioni. Il valore complessivo del materiale catturato non è stato quantificato ufficialmente, ma, considerando il numero e il tipo di mezzi mostrati, si tratta verosimilmente di equipaggiamento per diversi milioni di dollari.
È anche un risultato dal forte valore simbolico: sistemi forniti per anni dagli Stati Uniti, dall’Arabia Saudita e dagli Emirati alle forze anti-Houthi vengono ora esibiti dagli stessi combattenti che quella coalizione tentava di sconfiggere. Perché la guerra è riesplosa proprio adesso? La tregua mediata dalle Nazioni Unite nel 2022 aveva ridotto drasticamente i combattimenti tra gli Houthi e la coalizione guidata da Riyadh, ma non aveva prodotto un accordo politico definitivo.
Nel 2026 la guerra regionale tra Stati Uniti, Israele e Iran ha riattivato progressivamente il fronte yemenita. Reuters riferisce, citando fonti regionali e iraniane, che consiglieri delle Guardie Rivoluzionarie iraniane avrebbero sostenuto direttamente la recente offensiva Houthi con l’obiettivo di aprire un nuovo fronte contro gli interessi statunitensi e sauditi. Teheran continua però a sostenere di non controllare direttamente il movimento. A questo quadro si sono aggiunti nuovi bombardamenti contro le posizioni Houthi e una serie di attacchi missilistici e con droni contro l’Arabia Saudita.
L’8 settembre gli Houthi hanno colpito obiettivi militari ed energetici nel sud del regno, provocando decine di feriti e incendi in infrastrutture petrolifere. Riyadh e le forze yemenite sue alleate hanno risposto con nuovi raid. La relativa stabilità prodotta dalla tregua del 2022 può quindi considerarsi ormai seriamente compromessa. L’elemento più importante, tuttavia, va oltre il territorio conquistato. Con Mocha, la costa occidentale e Mayun, gli Houthi hanno trasformato una vittoria terrestre in una leva geopolitica.
Sul lato orientale della Penisola Arabica lo Stretto di Hormuz è già sottoposto alle tensioni della guerra con l’Iran; sul lato occidentale il Bab al-Mandab torna contemporaneamente sotto forte pressione. Sono i due principali accessi marittimi attraverso cui transitano energia e merci provenienti dal Golfo. Questo spiega perché l’avanzata in Yemen abbia conseguenze molto più ampie della guerra civile locale. Il prezzo del petrolio è tornato sopra i 100 dollari al barile e l’Arabia Saudita utilizza sempre più il porto di Yanbu, sul Mar Rosso, per aggirare le difficoltà nello Stretto di Hormuz.
Una maggiore capacità Houthi di operare nel Bab al-Mandab rischia quindi di esercitare pressione proprio sulla principale rotta alternativa utilizzata da Riyadh. Sul piano politico, la situazione rappresenta inoltre un duro colpo per una strategia militare iniziata oltre dieci anni fa. L’Arabia Saudita intervenne direttamente nello Yemen nel 2015 per impedire agli Houthi di consolidare il proprio controllo sul Paese. Oggi il movimento controlla ancora Sana’a e la parte più popolosa dello Yemen, dispone di missili e droni sempre più sofisticati e ha raggiunto uno dei punti geografici più strategici dell’intero Medio Oriente. Non significa che la guerra sia conclusa: le forze governative stanno tentando di riorganizzarsi e sono possibili nuove controffensive.
Ma la conquista di Mocha e Mayun dimostra che gli Houthi non sono più soltanto una forza capace di resistere nel nord dello Yemen. Sono diventati un attore militare in grado di incidere direttamente sulle rotte commerciali internazionali e sugli equilibri tra Iran, Arabia Saudita e Stati Uniti. Snippet SEO: Gli Houthi conquistano Mocha e Mayun sul Bab al-Mandab e catturano mezzi militari occidentali: perché la nuova offensiva in Yemen cambia gli equilibri del Mar Rosso




